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		<title>Vivi il mese di maggio con Maria</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 09:21:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PGCozzolino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[18 maggio: Maria, donna obbediente Si sente spesso parlare di obbedienza cieca. Mai di obbedienza sorda. Sapete perché? Per spiegarvelo devo ricorrere all&#8217;etimologia, che, qualche volta, può dare una mano d&#8217;aiuto anche all&#8217;ascetica. Obbedire deriva dal latino «ob-audire». Che significa: ascoltare stando di fronte. Quando ho scoperto questa origine del vocabolo, anch&#8217;io mi sono progressivamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/46550_425387178025_276284628025_4948443_6587724_n18.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6081" title="46550_425387178025_276284628025_4948443_6587724_n" src="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/46550_425387178025_276284628025_4948443_6587724_n18-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a>18 maggio: Maria, donna obbediente</p>
<p>Si sente spesso parlare di obbedienza cieca. Mai di obbedienza sorda. Sapete perché? Per spiegarvelo devo ricorrere all&#8217;etimologia, che, qualche volta, può dare una mano d&#8217;aiuto anche all&#8217;ascetica. Obbedire deriva dal latino «ob-audire». Che significa: ascoltare stando di fronte. Quando ho scoperto questa origine del vocabolo, anch&#8217;io mi sono progressivamente liberato dal falso concetto di obbedienza intesa come passivo azzeramento della mia volontà, e ho capito che essa non ha alcuna rassomiglianza, neppure alla lontana, col supino atteggiamento dei rinunciatari. Chi obbedisce non annulla la sua libertà, ma la esalta. Non mortifica i suoi talenti, ma li traffica nella logica della domanda e dell&#8217;offerta. Non si avvilisce all&#8217;umiliante ruolo dell&#8217;automa, ma mette in moto i meccanismi più profondi dell&#8217;ascolto e del dialogo. C&#8217;è una splendida frase che fino a qualche tempo fa si pensava fosse un ritrovato degli anni della contestazione: «Obbedire in piedi». Sembra una frase sospetta, da prendere, comunque, con le molle. Invece è la scoperta dell&#8217;autentica natura dell&#8217;obbedienza, la cui dinamica suppone uno che parli e l&#8217;altro che risponda. Uno che faccia la proposta con rispetto, e l&#8217;altro che vi aderisca con amore. Uno che additi un progetto senza ombra di violenza, e l&#8217;altro che con gioia ne interiorizzi l&#8217;indicazione. In effetti, si può obbedire solo stando in piedi. In ginocchio si soggiace, non si obbedisce. Si soccombe, non si ama. Ci si rassegna, non si collabora. L&#8217;obbedienza, insomma, non è inghiottire un sopruso, ma è fare un&#8217;esperienza di libertà. Non è silenzio rassegnato di fronte alle vessazioni, ma è accoglimento gaudioso di un piano superiore. Non è il gesto dimissionario di chi rimane solo con i suoi rimpianti, ma una risposta d&#8217;amore che richiede per altro, in chi fa la domanda, signorilità più che signoria. Chi obbedisce non smette di volere, ma si identifica a tal punto con la persona a cui vuol bene, che fa combaciare, con la sua, la propria volontà. Ecco l&#8217;analisi logica e grammaticale dell&#8217;obbedienza di Maria. Questa splendida creatura non si è lasciata espropriare della sua libertà neppure dal Creatore. Ma dicendo «sì», si è abbandonata a lui liberamente ed è entrata nell&#8217;orbita della storia della salvezza con tale coscienza responsabile che l&#8217;angelo Gabriele ha fatto ritorno in cielo, recando al Signore un annuncio non meno gioioso di quello che aveva portato sulla terra nel viaggio di andata. Forse non sarebbe sbagliato intitolare il primo capitolo di Luca come l&#8217;annuncio dell&#8217;angelo al Signore, più che l&#8217;annuncio dell&#8217;angelo a Maria. Santa Maria, donna obbediente, tu che hai avuto la grazia di «camminare al cospetto di Dio», fa&#8217; che anche noi, come te, possiamo essere capaci di «cercare il suo volto». Aiutaci a capire che solo nella sua volontà possiamo trovare la pace. E anche quando egli ci provoca a saltare nel buio per poterlo raggiungere, liberaci dalle vertigini del vuoto e donaci la certezza che chi obbedisce al Signore non si schianta al suolo, come in un pericoloso spettacolo senza rete, ma cade sempre nelle sue braccia. Santa Maria, donna obbediente, tu sai bene che il volto di Dio, finché cammineremo quaggiù, possiamo solo trovarlo nelle numerose mediazioni dei volti umani, e che le sue parole ci giungono solo nei riverberi poveri dei nostri vocabolari terreni. Donaci, perciò, gli occhi della fede perché la nostra obbedienza si storicizzi nel quotidiano, dialogando con gli interlocutori effimeri che egli ha scelto come segno della sua sempiterna volontà.<br />
Ma preservaci anche dagli appagamenti facili e dalle acquiescenze comode sui gradini intermedi che ci impediscono di risalire fino a te. Non è raro, infatti, che gli istinti idolatrici, non ancora spenti nel nostro cuore, ci facciano scambiare per obbedienza evangelica ciò che è solo cortigianeria, e per raffinata virtù ciò che è solo squallido tornaconto. Santa Maria, donna obbediente, tu che per salvare la vita di tuo figlio hai eluso gli ordini dei tiranni e, fuggendo in Egitto, sei divenuta per noi l&#8217;icona della resistenza passiva e della disobbedienza civile, donaci la fierezza dell&#8217;obiezione, ogni volta che la coscienza ci suggerisce che «si deve obbedire a Dio piuttosto che agli uomini». E perché in questo discernimento difficile non ci manchi la tua ispirazione, permettici che, almeno allora, possiamo invocarti così: «Santa Maria, donna disobbediente, prega per noi».</p>
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		<title>In cammino verso l’anno della fede (3): credere senza vedere!</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 05:33:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PGCozzolino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In cammino verso l’anno della fede CREDERE SENZA VEDERE di Mons. Giuseppe Fiorini Morosini La seconda apparizione di Gesù nel Cenacolo, otto giorni dopo la risurrezione (Gv 20, 19-28), si conclude con l’atto di fede di Tommaso, che volle vedere prima di credere, e con l’ammonizione di Gesù allo stesso Tommaso: Perché mi hai veduto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/morosini-vescovo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6055" title="P. Giuseppe Fiorini Morosini" src="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/morosini-vescovo.jpg" alt="" width="90" height="125" /></a><strong>In cammino verso l’anno della fede</strong></p>
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<p><strong>CREDERE SENZA VEDERE</strong></p>
<p><strong>di Mons. Giuseppe Fiorini Morosini<br />
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<p>La seconda apparizione di Gesù nel Cenacolo, otto giorni dopo la risurrezione (Gv 20, 19-28), si conclude con l’atto di fede di Tommaso, che volle vedere prima di credere, e con l’ammonizione di Gesù allo stesso Tommaso: <em>Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno</em>. Possiamo ritenerci noi beati perché stiamo credendo senza aver visto? Ma veramente non appartiene ad una fede vera aspettarsi di vedere i segni che ci aiuterebbero a credere? L’apologetica cristiana, quando affronta il tema delle origini divine di Cristo, non ricorre ai segni che egli ha dato attraverso i miracoli? E allora, che male c’è voler vedere i segni? E’ vero, Gesù ha tacciato di incredulità la sua generazione perché chiedeva segni: <em>Una generazione perversa e adultera pretende un segno!</em> (Mt 12, 39), ma qualche volta è proprio lui ad affermare di operare segni perché la gente che gli sta attorno creda. Quando dal cielo si udì la voce che affermava di glorificarlo, Gesù osservò: <em>Questa voce non è venuta per me, ma per voi</em> (Gv 12, 20-30). Dopo la moltiplicazione dei pani Gesù rimprovera la gente perché non ha saputo vedere in quel miracolo un segno della sua identità messianica: <em>Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato </em>(Gv 6, 26). Il Vangelo di S. Marco si conclude con queste parole: <em>Essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano</em> (Mc 16, 20). Accostiamoci, dunque, all’espressione di Gesù, consapevoli di entrare in un campo difficile, nel quale non si possono fare affermazioni rigorosamente unilaterali. Le parole di Gesù bisogna prenderle nel loro insieme, perché Gesù alcune volte ribadisce un aspetto della realtà, altre volte un altro, senza negare quanto ribadito in altri momenti. Certamente da Tommaso Gesù si sarebbe aspettato una fede più semplice, basata sulle testimonianze degli altri apostoli. Invece Tommaso vuole <em>vedere </em>per credere. Ma sarà stato solo il fatto dell’aver visto che ha spinto Tommaso a credere, o non piuttosto l’amore verso il maestro coltivato lungo gli anni della sequela, per cui, senza andare a toccare, si inginocchia, con timore misto a vergogna e a gioia, e fa il suo atto di fede: <em>Mio Signore e mio Dio</em>? Dall’atto di fede proferito non sembra che in Tommaso prevalga la certezza della ragione, quanto piuttosto la potenza dell’amore, che la visione del maestro ha avuto la forza di far rivivere. Sono i miracoli che ci fanno credere o è la fede che ci fa vedere la presenza misericordiosa di Dio in un avvenimento non spiegabile razionalmente? Certamente i miracoli aiutano la fede, ma non la generano automaticamente; chiediamoci, infatti, perché dinanzi a certi fatti inspiegabili dal punto di vista della ragione (es. guarigioni improvvise e istantanee) non tutti diventano credenti? Se ci fermiamo a considerare i Vangeli, ci rendiamo conto che i sommi sacerdoti decidono di uccidere Lazzaro, dopo che Gesù lo richiamò in vita, perché dopo questo miracolo aumentò il numero delle persone che credevano in Gesù (Gv 12, 9-11). Non solo essi non credettero, pur costatato il miracolo, ma ne volevano addirittura eliminare la prova uccidendo di nascosto Lazzaro. Allora, che cosa vuol dire credere senza aver visto? La fede è un dono di Dio, che richiede, però, anche una corrispondenza da parte dell’uomo. In quanto dono di Dio esso imperscrutabile: nessuno può pretenderlo, nessuno può giudicare Dio perché ad uno elargisce questo dono e ad altri no. Ci possiamo chiedere anche noi: perché io credo e un altro no? E’ impossibile dare una risposta. Non possiamo spiegarci che cosa voglia dire credere senza aver visto a partire dall’azione di Dio che dona la fede a chi vuole. Spostiamoci allora sulla corrispondenza da parte dell’uomo. Considerata in questa ottica, la fede si basa anche su alcune condizioni che sono prettamente umane. Credere senza vedere significa procedere ad un confronto reale con se stessi, del senso che vogliamo dare alla vita, delle nostre aspettative, degli ideali che ci muovono, con la vita e gli insegnamenti di Gesù. Il credere, almeno per quanto riguarda la nostra parte, nascerebbe dal fatto che troviamo in questo confronto interiore con Gesù e la sua parola la risposta ai nostri problemi e conseguentemente la pace e la serenità, individuale e collettiva, perché persone che hanno pace interiore costruiscono una società di pace. Da questo incontro scaturirebbe la nostra adesione a lui e la volontà di sequela, cioè di mettersi al suo seguito per imitarlo. Gesù ha espresso tutto questo con la parabola del tesoro nascosto in un campo: <em>Un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo</em> (Mt 13, 44). La fede sarebbe, allora, da parte dell’uomo, un confronto interiore con Gesù, con la sua parola e la sua Chiesa, dal quale scaturirebbe la nostra adesione a lui e la volontà di seguirlo ed imitarlo, se non altro come maestro e guida. La grazia di Dio ci consentirebbe, se Dio vuole, di proclamarlo Signore, Figlio di Dio, Salvatore. Nella parabola del ricco cattivo e del povero Lazzaro (Lc 16, 19-31) mi sembra di cogliere un supporto a queste mie riflessioni. C’è anzitutto da parte di Gesù, che nella parabola parla attraverso Abramo, la negazione che il miracolo possa generare automaticamente la fede: <em>Se non ascoltano Mosé e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi</em> (Lc 16, 31). C’è poi l’indicazione chiara di come procedere per una conversione di vita ai valori della fede: <em>Hanno Mosé e i Profeti; ascoltino loro</em> (Lc 16, 29). Gesù indica l’origine della fede e della conversione di vita in un confronto diretto della propria coscienza con la Parola di Dio, che illumina e guida, e che, accolta, riesce a cambiare la vita. Abramo rispondeva alla richiesta di mandare Lazzaro ad avvisare i fratelli perché non facessero la sua stessa fine: veniva affidata la speranza di una fede convinta al segno straordinario di un  morto che appare ed esorta (Lc 16, 27-28). Ecco allora che cosa può significare credere senza aver visto. Perciò, sia che ci troviamo dinanzi ad una persona che non crede e vuole porsi domande di fede o lo si vuole portare alla fede, sia che ci troviamo dinanzi ad una persona, la cui fede si è indebolita o è caduta in oblio o addirittura rinnegata, non è necessario invocare miracoli o condurli in posti ove si crede accadano prodigi. Non è detto che si convertirà o ritroverà la sua fede. Bisogna invitare entrambi a confrontarsi con la Parola di Dio e con la vita della comunità cristiana che si sforza di testimoniare la fede. Su questo confronto interiore, invocata dalla preghiera di chi crede, si inserirà la grazia di Dio, che tutto rinnova.</p>
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		<title>Solo Dio Amore sazia la nostra sete di felicità</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 05:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PGCozzolino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dio è Amore e l’amore è Da Dio di don Vincenzo Carnevale Non c’è amore più grande di questo: Dare la propria vita. ‘Dare la vita’, non è soltanto morire per l’amico, ma, prima di tutto e soprattutto, è vivere per l’amico, spendere la propria vita per lui e vivere con lui. Dare la vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/amore.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6037" title="amore" src="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/amore.jpg" alt="" width="260" height="194" /></a><strong>Dio è Amore e l’amore è Da Dio<br />
di don Vincenzo Carnevale</strong></p>
<p>Non c’è amore più grande di questo: Dare la propria vita. ‘Dare la vita’, non è soltanto morire per l’amico, ma, prima di tutto e soprattutto, è vivere per l’amico, spendere la propria vita per lui e vivere con lui. Dare la vita per l’amico, come una madre la dona al figlio, anche se nelle doglie del parto; dare la vita è soprattutto uscire dal proprio egocentrismo e riversarsi nel servizio dell’altro, per il bene dell’altro, per la vita dell’altro. Chi dà la propria vita non muore mai! Pensa al chicco di grano! In questa prospettiva, quante persone hanno dato e sacrificato la vita per noi!  Ogni giorno, nell’Eucaristia, Qualcuno mi ama fino a dare la Sua vita per me! Amatevi gli uni gli altri. La necessità dell’amore fraterno è fondata sul dato teologico che Dio è amore e che l’amore viene da Dio! Dunque, l’unico modo per conoscere e giungere a Dio, è amare l‘altro. Il nostro amore verso Dio, dunque, è solo risposta al Suo amore, dimostratoci, nei fatti e nella verità storica dell’Evento del Figlio, Gesù Cristo. L’amore di Dio, dimostrato in Gesù Cristo, è amore di elezione, amore incondizionato, liberatore, gratuito e fedele. Da questo ‘primo’ Amore, nasce e, su questo primo Amore, si fonda l’amore vicendevole. Agli gnostici, che si vantavano di poter vedere e conoscere Dio, senza vivere il comandamento dell’amore, Giovanni replica e afferma: Dio è invisibile, lo puoi conoscere solo se ami il fratello che vedi; lo puoi incontrare solo se incontri il fratello, lo puoi amare solo se ami, nei fatti e nella verità, il fratello che vedi, che incontri e ami concretamente. L’amore, che ci dobbiamo reciprocamente e vicendevolmente, deve modellarsi su quell’amore che Gesù ha per noi e che ne é la causa e la fonte. È quell’amore che rende amici i nemici. Infatti, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (Rm 5,8). Eravamo nemici e ci ha resi amici. Per grazia, dunque, siamo diventati amici e non siamo più servi perché Gesù ci ha rivelato i segreti del Padre Suo, facendoci conoscere la Sua relazione intima con il Padre e lo Spirito, insieme al Suo Progetto Salvifico. Come Io ho amato voi. È Cristo, che ha donato Se stesso, il modello del vero rapporto con gli altri: rimanere in Lui e restare con Lui, dunque, è questione vitale ed essenziale per poter amare il fratello come Lui ci ha amati, chiamandoci e facendoci diventare veri Suoi amici! Chi rimane (ama) con Gesù, non può mettere al centro l’io, escludendo il Vangelo (questo Io vi comando!), non può più poggiare e costruire la sua vita sull’egoismo e sul relativismo, sull’utilitarismo, slegato dal bene oggettivo, sulla contabilizzazione (dare per avere), sul possedere sempre più, sull’accumulare cose e senza crescere in umanità e dignità, non può continuare a percorrere vie dell’ingiustizia e dell’illegalità! Allora, il nostro vero problema consiste nel come passare dall’io per me, al “io per gli altri”; dall’io che si serve degli altri, all’io al servizio gratuito degli altri; dall’altro per me, all’io per l’altro! Chi ama nei fatti e nella verità, infatti, unito a Cristo, dona con larghezza, ama con sincerità, odia il male e le sue vie, aderisce, con il cuore e la sua mente, al Suo progetto di amore. Amore di Dio e amore del Prossimo sono un UNICUM, costituiscono una sola e unica SINFONIA, se manca uno, non si dà l’altro: si stona, si zoppica, si vacilla, non si progredisce nel cammino della vita! Rimanete nel Mio amore. Il discepolo deve rimanere in quell’amore che il Padre ha effuso sul Figlio e che il Figlio ha donato/partecipato ai Suoi, coinvolgendoli nella comunione trinitaria. Ai discepoli è richiesto di conservare e vivere questo dono: amare come sono stati amati! Non devono (e non possono) conquistarsi e guadagnarsi l’amore di Dio! Devono solo custodire e conservare il dono ricevuto. L’amore è stato riversato in noi, non ce lo siamo guadagnati noi! Il Padre comunica al Figlio il Suo amore e il Figlio lo dona a noi, rendendoci capaci dello stesso Suo amore verso gli altri. Come rimanere in questo amore e come conservare questo amore? Osservando i Comandamenti di Gesù, si rimane in quest’amore e si vive nella gioia piena e duratura.  Nell’essere in/con Cristo, il vivere per Cristo è la vera gioia che nessuno potrà mai toglierci. Il sentirsi amati e il poter rispondere a questo amore, rendono pienamente felici. Solo l’amare genera vita piena! S. Tommaso definisce la gioia promessa da Gesù ‘gaudium’: “la presenza del bene amato” “presentia boni amati” (S.T. II-II, q. 28, a. 1). La presenza della persona amata è fonte di gioia piena! Quando Gesù Cristo diventa per me il Bene amato, il sommo Bene sono nella gioia. La mia gioia è nella comunione con Lui. Questa relazione di amore, però, non è nostra conquista o merito nostro, ma elezione e libera scelta del Signore: ‘Io vi ho scelto, vi ho trattato da amici e vi ho fatto diventare miei amici perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga’. Chi rimane in comunione con il Cristo, non può chiedere al Padre se non quello che Egli desidera e, perciò, il Padre sempre lo esaudisce. L’essere uno in Cristo e il restare in quest’Amore, ‘spingono’ necessariamente ad amare con lo stesso amore i fratelli: Questo vi comando, che vi amiate gli uni gli altri.  Il vero rapporto con gli altri, non è costituito dallo stare “tra” gli altri, senza alcuna reciprocità, senza alcuna relazione umana e interpersonale, senza arricchimento reciproco, rimanendo estranei, anonimi e indifferenti, ma è l’essere “con” gli altri, che esige attenzione, ascolto, accoglienza, relazione affettiva e sintonia; è l’essere “per” gli altri che impegna tutto se stesso a superare le barriere rigide e invalicabili del proprio egoismo, per aprirsi e donarsi completamente agli altri nella gratuità e totalità (il dono di sé)!  A fondamento di tutto, però, è, l’essere “in” Dio amore, che è la meta e l’aspirazione profonda di tutta l’esistenza umana e che solo può saziare la nostra sete incolmabile di amore e felicità.</p>
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		<title>Francesco di Paola: un santo, dal cuore sempre giovane, che parla a chi ha il cuore giovane</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 14:27:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PGCozzolino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Francesco di Paola: un santo, dal cuore sempre giovane, che parla a ch ha il cuore  giovane di P. Giovanni Cozzolino, O.M. Francesco di Paola, dal cuore sempre giovane,  è un santo che parla ai giovani e  rivela il segreto per essere perennemente giovani, come lui lo è stato fino a 91 e così come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/frA.tif"><img class="alignleft size-full wp-image-5965" title="frA" src="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/frA.tif" alt="" /></a><a href="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/frA.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5966" title="frA" src="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/05/frA-182x300.jpg" alt="" width="182" height="300" /></a>Francesco di Paola: un santo, dal cuore sempre giovane, che parla a ch ha il cuore  giovane<br />
di P. Giovanni Cozzolino, O.M.</p>
<p>Francesco di Paola, dal cuore sempre giovane,  è un santo che parla ai giovani e  rivela il segreto per essere perennemente giovani, come lui lo è stato fino a 91 e così come lo è il Dio di Gesù Cristo, che è eternamente giovane, e che si rivela e si fa conoscere più facilmente dai giovani e da tutti coloro che hanno il cuore giovane. Ciò è fondamentale per tutti coloro che vogliono camminare in sintonia con questo Dio giovane, perennemente giovane, il quale vuole che anche noi siamo sempre giovani, perchè  tra giovani ci si intende, ci si capisce. Essere giovani vuol dire, innanzitutto, saper attendere: come Dio che attende sempre l’uomo per salvarlo, come Francesco di Paola  che ha atteso fino a 90 anni per vedere realizzato il suo sogno di avere una Regola propria per la sua Famiglia Religiosa. Il giovane, allora, è colui che sa vivere l&#8217;attesa e, quindi, sa sempre attendere, non brucia mai le tappe della sua crescita, non brucia mai l&#8217;itinerario dell&#8217;amicizia, dell&#8217;amore e non brucia mai i suoi  sogni. Chi ha il cuore sempre giovane sa attendere il compimento della volontà di Dio che, essendo l’eterno giovane, si rivela  al tempo opportuno, così come ha fatto con Francesco di Paola per l’arco di 91 anni: l’imoprtante è saper riconoscere i passi di Dio che sempre passa nella vita di chi ha il cuore sempre giovane. Se si bruciano, come spesso succede oggi, l&#8217;amicizia, l&#8217;amore, i valori che contanto nella vita si diventa vecchi, al contrario di Francesco di Paola  che per 91 anni ha saputo sempre  riconoscere i passi di Dio mentre passava nella sua vita e, per questo, è rimasto sempre giovane. Oltre all&#8217;attesa, per rimanere sempre giovani bisogna essere pieni di speranza, perchè  la speranza  proietta chi ha il cuore sempre giovane continuamente nel futuro, gli fa lasciare il passato e  lo porta ad essere nel presente strumento dell&#8217;amore di Dio.  E questa gioventù bisogna viverla nelle varie tappe della vita, per cui tutti coloro che hanno sempre la speranza in un futuro migliore, sempre convinto che, nonostante tutto,  Dio sta preparando per tutti coloro che hanno il cuore giovane il suo progetto d’amore senza fine.  Chi è giovane ed ha il cuore giovane, non  si lascia prendere mai dal gelo della vecchiaia, che inaridisce il cuore, perché si pensa sempre al passato, perché si pensa che nulla possa cambiare e si incapaci di scorgere Dio che passa continuamente nella propria vita. Bisogna avere il cuore sempre giovane per non lasciar cadere sulla propria vita il gelo della vecchiaia, che poi diventa ala della morte. Tutti i giovani d&#8217;età e gli uomini da cuore sempre giovane, poichè sempre pieni di speranza, sanno che bisogna vivere il presente, comprendendo che i sogni si realizzano con il sacrificio e che si è protesi comunque verso un futuro migliore “progredendo sempre di bene in meglio”. Per essere sempre giovani e avere il cuore sempre giovane bisogna aspettarsi sempre cose nuove e vivere nella conversione continua, che rinnova continuamente la propria vita: questo è “l’amore alla maggiore penitenza”, che è una modalità sempre giovane e nuova per pratica la Buona Novella del vangelo, che ci ha insegnato Francesco di Paola. Chi si rassaegna e dice ‘non c&#8217;è niente da fare’, ‘nulla può cambiare’ e che ‘tutto rimane sempre come prima’ è già vecchio! Si è vecchi, infatti, quando si lasca cadere nella propria vita il freddo della vecchiaia e l&#8217;ala della morte: infatti, i vecchi sono coloro che ormai non si aspettano più niente di nuovo, che non hanno più speranza nel futuro e che vivono nella rassegnazione. Francesco di Paola ci fa comprendere con la testimonianza della sua vita che siamo tutti chiamati ad essere giovani e dal cuore sempre giovane perché anche noi, come lui, subito siamo capaci di riconoscere la presenza di Gesù Cristo appena lo vediamo passare nella nostra vita: solo in questo modo si è davvero giovani e si ha il cuore sempre giovane perché si ama l&#8217;attesa e la speranza,  perchè si crede nei propri sogni, sogni che a volte sembrano impossibili,  ma si è convinti che “a chi ama Dio tutto è possibile”. E ciò che è davvero bello è il fatto che Francesco di Paola nella vita vecchia di ogni giorno ha saputo  essere sempre giovane senza arrendersi mai, andando sempre controcorrente e, nel suo eremo, accogliendo tutti, non solo lui ha saputo riconoscere Gesù in tutti coloro che lo cercavano , ma lo ha dato anche ad altri e risuciva in ciò  perchè amava Maria, la sempre giovane per eccellenza, che ha dato il suo Figlio ad ogni uomo dal cuore giovane. Francesco di Paola ci fa comprendere come rimanere sempre giovane: è necessario “avere il gusto delle cose celesti”!  Se si ha il “gusto delle cose celesti”  si rimane sempre giovani e si permette a Dio di realizzare sempre la sua promessa d&#8217;amore:  e proprio quando tutto sembra impossibile, ecco che si realizza il disegno d&#8217;amore e di pace da parte di Dio.  Se si ha  sempre il “gusto delle cose celesti”, non ci si lascia incantare dalle cose della terra, perchè chi guarda sempre la terra è ormai vecchio.  Se si ha sempre “il gusto delle cose celesti”, si diventa capaci di avere un cuore vede continuamente Dio che è perennemente nuovo e Dio ama le cose nuove e le novità ed essere giovani ed avere un cuore sempre giovane vuol dire proprio questo: amare continuamente le cose nuove, perché Dio  si presenta e si manifesta in ognuno  in un modo sempre nuovo.  Questa è la giovinezza ed la capacità di avere un cuore sempre giovane: credere nell&#8217;impossibile, credere nella follia dell&#8217;impossibile,  fondare la propria vita su un Dio che folle d’amore che non si ferma mai: ecco la “continua conversione” e “il progredire sempre di bene in meglio”, che sono il cuore del suo carisma penitenziale. Chi ha il cuore sempre giovane lascia riempire i suoi occhi dai sogni e da ciò che sembra impossibile, lascia riempire i suoi occhi dai lampi della novità e della follia dell’amore-carità. Chi ha il cuore sempre giovane aspetta sempre la novità di Dio, si lascia trovare sempre pronto all&#8217;incontro con Gesù che passa all’improvviso nella sua vita  ed à capace di prenderlo  fra le sue braccia come Maria, colei che davvero ha il cuore sempre giovane e dire ‘ ho realizzato la mia giovinezza con colui che è l&#8217;eterno giovane” perchè ho incontrato e ho detto si al Signore Dio, che è l’ Emmanuele in mezzo a noi. Tutto sarà bello, tutto sarà buono, tutto sarà giusto se si è capaci di mantenere il cuore sempre giovane, se si ha la capacità di non invecchiare mai, perché ognuno si lascia trovare pronto all&#8217;incontro con Colui che è la giovinezza per sempre, convinto che solo con il Dio con noi nascerà un mondo sempre più bello, sempre più buono e sempre più giusto, che non avrà mai fine.</p>
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		<title>Ma nel nostro Occidente davvero crediamo in Gesù Cristo?</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 06:35:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PGCozzolino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ma nel nostro Occidente davvero crediamo in Gesù Cristo? di P. Giovanni Cozzolino, O.M. Nel nostro occidente ci chiediamo come mai la religione cristiana ha sempre meno spazio nella sfera pubblica? Per il cristianesimo il secolarismo militante è tanto pericoloso quanto l’ateismo militante. Infatti, tendono entrambi ad escludere la religione dalla sfera pubblica e politica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/ph-copia.jpg"><img class="size-full wp-image-5368 alignleft" title="ph copia" src="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/ph-copia.jpg" alt="" width="180" height="277" /></a></p>
<p><strong>Ma nel nostro Occidente davvero crediamo in Gesù Cristo?</strong></p>
<p><em>di P. Giovanni Cozzolino, O.M.</em></p>
<p>Nel nostro occidente ci chiediamo come mai la religione cristiana ha sempre meno spazio nella sfera pubblica? Per il cristianesimo il secolarismo militante è tanto pericoloso quanto l’ateismo militante. Infatti, tendono entrambi ad escludere la religione dalla sfera pubblica e politica, relegandola in un ghetto e confinandola nell’ambito della &#8230;&#8230; devozione intimistica privata. L’iniziazione di un adulto alla vita cristiana si svolge secondo degli itinerari abbastanza simili, che si tratti dell’Africano di Cartagine nel IV secolo o del contadino del Ciad e dell’operaio di periferia nel XXI secolo. Ma il fondo cambia: quello di una società più o meno segnata dal cristianesimo o dal paganesimo, quello di una mentalità modellata da un insegnamento, un’informazione, una cultura che veicola o rifiuta totalmente dei valori religiosi. Ora i colori di questo sfondo si sono nettamente accentuati in una tonalità dominante: quella dell’incredulità generale di massa. Tale incredulità è talmente diffusa che si potrebbe dubitare che la religione abbia ancora qualche futuro nel XXI secolo…  “Dio è morto. I culti stanno per morire. Le Chiese si decompongono di giorno in giorno sempre di più”: si è spesso predetto in questo genere di amalgama audace l’avvento decisivo dell’ateismo di massa come viene augurato dall’UAAR.Primo sintomo: la nostra società si è desacralizzata. L’Ospedale di Dio si chiama oramai Azienda sanitaria locale. La Sicurezza Sociale <span id="more-5367"></span>ha rimpiazzato l’elemosina della carità, spesso fatta in suffragio delle anime sante del purgatorio, e realizzata dalle congregazioni religiose di carità ormai quasi del tutto scomparse per la mancanza di vocazioni europee. I registri di battesimo hanno da molto tempo ceduto il posto ai registri di stato civile per segnare l’entrata ufficiale di un bambino nella società. L’inzolfatura sembra detronizzare le grandi preghiere tradizionali dei vignaioli contro gli insetti: e si opporrebbero volentieri all’efficacia tecnica dell’irrigazione, alle orazioni … Tutto questo noi lo sappiamo da molto tempo: si utilizza anche una parola <!--more-->comoda per designare questo colpo di scopa col quale si tolgono le scorie della religione organizzata e si inviano nella spazzatura della Storia: la “secolarizzazione”. E’ il passaggio da una concezione religiosa del mondo ad una concezione profana. Ma c’è di più … Quella che si chiama correntemente la “cultura moderna” occidentale si è sviluppata secondo i criteri illuministici della rivoluzione francese e si è compiaciuta nell’affermare, in maniera decisiva ed in nome di differenti analisi, una posizione uniformemente antireligiosa e anticattolica. L’infermiere in psichiatria respira il freudismo senza saperlo, ed il militante sindacale studia spontaneamente i conflitti del lavoro con le armi di analisi marxiste benché superate. La religione sarebbe anche da sopprimere perché con tutti i suoi tabù sarebbe nociva ad una vita sessuale appagante…. O meglio, la si considera come definitivamente superata e da relegare nel museo delle antichità. Ascoltate solamente questa citazione tipica dal sapore marxista e freudiana: “Come un bambino, quando piange, va a rifugiarsi vicino a sua madre, l’uomo, quando ha dei pensieri, si rifugia nella religione. Vi trova un conforto, un appoggio, perché non si sente abbastanza forte per superare da solo i suoi problemi … “. Non è di un illustre pensatore contemporaneo, ma di un giovane liceale e probabilmente la maggior parte dei giovani oggi la pensano come lui. Le incredulità sono di fatto multiple secondo gli ambienti e le età, ma in interazione costante le une con le altre: così bene che il dato di partenza non è la mal-credenza di un mondo ancora cristiano, ma la non-credenza di un mondo massicciamente secolarizzato, ed essa si radica nel profondo, poiché la fede non è più recepita come facente parte la cultura contemporanea ed essa sembra legata alle vestigi culturali del passato. E’ dunque il fatto massiccio e pacifico di “credere” va sempre di meno in meno da sé:  e questo vale specialmente per la giovane generazione. La nostra infanzia, di noi adulti oggi cinquantenni, si è svolta in un mondo in cui la dimensione religiosa, anche se si trattava di una religione più “sociologica” o “funzionale” che personale, era ancora riconosciuta. Oggi basta sentire già dalle classi elementari quei cicloni di dubbi liberamente espressi, sull’origine dell’uomo e della creazione:  “La maestra ci ha detto che noi veniamo dagli animali, dai pesci, dai piccoli esseri nell’acqua: non si ha bisogno di Dio per spiegare come gli uomini sono giunti!”. E’ la Chiesa viene abilmente presentata come un gruppo sociale bizzarro e  particolare, dal linguaggio e dai modi strani ed estranei o addirittura come un covo di pedofili…. La fede appare dunque come meno “naturale”, meno nell’ordine delle cose rispetto ad un  passato neppure troppo lontano. La si presupponeva, per esempio, nelle origini dell’Azione Cattolica presso i militanti: questa è nata, in effetti, da una Chiesa solida, in un movimento entusiasta di conquista e non ci si doveva assicurare della Chiesa e della fede: esse erano là, ben stabili ed  occorreva solamente renderli più vicini agli uomini: “Noi riferiamo cristiani i nostri fratelli, per Cristo noi lo giuriamo!” cantavano gli iscritti di una volta. Non è più così oggi, perchè il suolo ecclesiale nel quale si radicano i movimenti e l’ambiente culturale nel quale ha preso nascita la fede dei militanti è in forte crisi. Da ciò la richiesta di “riciclaggio dottrinale” che formulano spesso questi ultimi, esprimendo di fatto l’appello ad una re-iniziazione alla fede, per renderne ragione in un mondo incredulo. Il sacerdote Armando Matteo, assistente nazionale della FUCI (federazione universitari cattolici italiani) ha pubblicato il testo “ La prima generazione incredula”: il libro mette a fuoco il rapporto che oggi intercorre tra giovani e fede, con particolare riferimento alla fascia d’età tra i 18 e i 29 anni e l’ipotesi di fondo del volume è che siamo costretti ad ammettere che per molti giovani del nostro tempo in occidente e in Italia l’esperienza di fede non rappresenti un principio che qualifica la propria prospettiva sul mondo, ma solo qualcosa legato al mondo dell’infanzia, del catechismo, dell’oratorio, ma che non c’entra più nulla con le scelte importanti e fondamentali della propria esistenza. L’attuale cura pastorale che la comunità ecclesiale esprime per i giovani è molto al di sotto di quanto sarebbe necessario. Nel passato l’educazione dei giovani alla fede cattolica poteva fare affidamento a tre punti d’appoggio: la parrocchia, la famiglia e la società. Ma  da un pezzo non è più così: oggi si parla di  “prima generazione incredula” perché moltissimi giovani pur essendosi avvalsi dell’insegnamento della religione cattolica a scuola e pur provenendo da ambienti vitali di larga ispirazione cattolica, disertano con grande disinvoltura la Santa Messa domenicale e non sembrano per nulla interessati a cammini spirituali di approfondimento della fede cristiana nei vari gruppi giovanili che diventano sempre più rari nelle nostre chiese. I genitori dei nostri ventenni e trentenni sono proprio coloro che hanno respirato l’aria nichilista e relativista del ’68 e le allora imperanti istanze di rifiuto della tradizione culturale e religiosa dell’occidente: questi genitori da parte loro, con il tempo hanno sempre più rallentato la pratica di preghiera e il legame di fede e, pur non impedendo che i figli andassero a catechismo o scegliessero l’insegnamento scolastico della religione, poi a casa non hanno testimoniato alcuna fiducia nel vangelo di Cristo, nell’esperienza di santità e di carità della Chiesa. E così la cinghia di trasmissione della fede cristiana si è interrotta a causa di genitori confusi e secolarizzati… Si comprende anche perché delle Istituzioni di Chiesa confrontate oggi più che mai  con l’incredulità, si vogliono risolutamente missionarie, e vedendo sorgere nelle loro zone d’azione tante “riconversioni” quanto conversioni, trovano nel catecumenato degli adulti un riferimento espressivo delle loro intuizioni, dalla scuola cattolica ai movimenti di evangelizzazione . Molti adolescenti impregnati di cultura non credente  non sono dei catecumeni, anche se hanno ricevuto il battesimo! Forse che molti fanciulli che vengono al catechismo   ricevono dalle loro famiglie qualche iniziazione alla fede? E se vi è là qualche pericolo nel diluire tutta la pastorale in una “dimensione catecumenale” informe, vi è anche l’espressione di una situazione abbastanza nuova della fede, poiché il mondo secolarizzato forgia delle strutture mentali in cui l’appartenenza religiosa non è più un criterio immediato di riconoscenza e di riunione: chi è credente? Chi non lo è?  Chi è in ricerca? Partecipate a tale riunione della gioventù o del movimento, a tale incontro in sacrestia o in parrocchia, e comprenderete quello che ciò vuol dire. Ma, ingombrati dai compiti interni alla Chiesa oggi sempre più pesanti, troviamo noi sacerdoti il tempo, di incontri gratuiti a questo livello, non per dapprima “convertire”, ma per dapprima ascoltare? Scopriremmo, forse allora, che non sono dapprima degli increduli che incontriamo, ma degli uomini e delle donne in piedi, aventi una consistenza e delle convinzioni proprie. Degli uomini in cerca di quello che è il meglio per essi:  è questo è unicamente Gesù Cristo!</p>
<p>Liberamente tratto da un articolo di Don Marcello Stanzione</p>
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		<title>Essere Educatori Giovanili Minimi alla scuola di San Francesco di Paola!</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 10:04:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PGCozzolino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Essere Educatori Giovanili Minimi alla scuola di San Francesco di Paola di P. Giovanni Cozzolino, O.M. Nell’Ordine dei Minimi, la pedagogia di formatore assume una valenza applicabile a tutte le attuali circostanze di vita aggregata e associata, specie nel mondo giovanile. Dalla vita di San Francesco di Paola sappiamo che il nostro santo era il  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/530576_3209028298375_1046237777_32542541_230782307_n.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5816" title="530576_3209028298375_1046237777_32542541_230782307_n" src="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/530576_3209028298375_1046237777_32542541_230782307_n-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><strong>Essere Educatori Giovanili Minimi</strong></p>
<p><strong>alla scuola di San Francesco di Paola</strong></p>
<p><em>di P. Giovanni Cozzolino, O.M.</em></p>
<p>Nell’Ordine dei Minimi, la pedagogia di formatore assume una valenza applicabile a tutte le attuali circostanze di vita aggregata e associata, specie nel mondo giovanile. Dalla vita di San Francesco di Paola sappiamo che il nostro santo era il  tipo di correttore servizievole che, nel contesto della vita comunitaria, soleva  perfino ubbidire piuttosto che comandare.Non di rado serviva le pietanze  a refettorio, lavava i panni dei confratelli e accettava perfino di subire da  loro dei rimproveri. Francesco di Paola amava lasciare il dovuto spazio alle iniziative dei confratelli nella gestione del convento e della vita religiosa in generale. Tuttavia, non erano rare le circostanze in cui lo si vedeva assumere un tono  altezzoso, categorico, irto di severità, specialmente quando si verificavano  fra i religiosi della sua casa episodi incresciosi ed irrimediabili, nel quale  non si poteva far altro che intervenire in modo incisivo. Francesco di Paola era solito  non omettere la punizione a scopo emendativo, anche tramite procedimenti severi e sofferti: il frate non ometteva di comunicare le sue intenzioni di correzione fraterna e di emendazione, che erano ben lungi dal gratuito esercizio della potestà e della supremazia; chi sbagliava in materia grave, mentre veniva severamente punito e ammonito, doveva comprendere che il provvedimento era mirato alla realizzazione del suo stesso bene e di quello della comunità. Al di fuori di queste circostanze, anche nei confronti di quanti avevano subito siffatte pene, Francesco di Paola  era solito concedere vantaggiosi premi e sollievi. La verga con la manna rappresentavano nel linguaggio della  Regola  di Francesco di Paola, il retto equilibrio fra la giustizia e la misericordia, in  quanto l’amore consiste nella correzione degli sbagli anche quando questa  dovesse imporre delle drastiche soluzioni: Dio Padre non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Dal modo di operare di Francesco di Paola si comprende come vivere la dolce pedagogia della penitenza evangelica in senso vero e autentico, evitando di creare fratture ma portando ogni uomo all’incontro con Cristo. Lo specifico della Pastorale Giovanile Minima consiste in un unicum inscindibile fatto di preghiera, formazione (penitenziale), attività; per cui, se si divide questo unicum evangelico e minimo, può succedere che si può cantare in un coro e non cre dere nel Signore, si possono fare mille attività e non credere nel Signore, si  può stare insieme e non credere nel Signore. Dalla testimonianza di vita del nostro santo abbiamo anche intuizioni su come essere veri formatori della propria comunità minima e dei fedeli affidati alla cura pastorale. L’educatore giovanile minimo, secondo lo stile di San Francesco di Paola, è sempre partecipativo e comunicativo, lascia spazio ai giovani per quanto riguarda i loro interventi e le iniziative, ma questo non vuol dire chiudere gli occhi di fronte agli inconvenienti o che sia  indifferente alle pecche e alle carenze; né vuol dire che si mostri eccessiva mente premuroso nello svolgimento delle situazioni al punto da soffocare  le persone a lui affidate su ogni cosa e precludersi a qualsiasi iniziativa da parte dei medesimi; l’educatore minimo è occupato, ma non preoccupato:  occupato perché intento ad animare il gruppo e gestire tutte le situazioni  presenziando costantemente; non preoccupato perché nel fare questo non si mostra eccessivamente ossessionato. Egli ha a cuore con assoluta obiettività il buon andamento dei giovani e il conseguimento del bene comune, obiettivi  per i quali si pone volentieri al loro ascolto, valorizza le loro esigenze, apprezza le iniziative e il senso di partecipazione da parte dei medesimi ed è  disposto a dare fiducia. L’educatore giovanile minimo, come San Francesco di Paola, ha un unico sogno: annunciare il Vangelo e portare i giovani all’incontro vero ed autentico con Gesù Cristo, soprattutto a coloro che sono per lo più digiuni di evangelizzazione. Egli è missionario: e il missionario è uno che va, non uno che aspetta; non dice: venite, ma dice andiamo. Egli è uno che si fa capire e, in quanto missionario, non è uno che giudica, ma è invece uno che porta la buona notizia del Vangelo. Egli è uno che contagia amore e non è uno che spiega il cristianesimo; egli sa che bisogna sempre ri-annunciare la bella notizia di Gesù Crocifisso, morto e risorto, il quale non è morto di raffreddore, ma è morto d’amore per la gioia e la salvezza di tutti! Personalmente il primo annuncio l’ho ricevuto da mia madre quando mi disse, a proposito di Gesù Crocifisso: «Il Signore non è un morto per sempre, non devi avere paura, è sulla croce per amore, anche per te, ed è risorto, anche per te».</p>
<p><strong>L’Identikit dell’Animatore Giovanile Minimo<span id="more-5815"></span></strong></p>
<p>L&#8217;adolescenza è un tempo che implica un discorso educativo: bisogna distinguere bene e riflettere sulla differenza che intercorre tra rapporto interpersonale e rapporto educativo. Il rapporto interpersonale (amicizia, amore) implica due soggetti, una relazione, una reciprocità, ma suppone una parità dei due soggetti. Il rapporto educativo implica due soggetti, una relazione, una reciprocità, ma è asimmetrico, cioè implica una differenza nei soggetti. Ciò non significa mettersi su di un piedistallo rispetto all&#8217;adolescente, ma neppure essere &#8220;amiconi&#8221;.</p>
<p><strong>Frequenti atteggiamenti negativi dell&#8217; educatore</strong><br />
Nel discorso educativo vale quello che diciamo della moneta: una moneta è tanto più falsa quanto più assomiglia a quella vera. Per valutare l&#8217;autenticità del discorso educativo è importante il confronto sereno tra il gruppo degli educatori che sia il più aperto possibile, sia a livello parrocchiale, sia interparrocchiale. Questo aiuta a smascherare gli atteggiamenti sbagliati: quante volte si coglie la rigidità di un educatore, l&#8217;incomprensione su un problema, il confronto tra figure educative maschili e femminili.<br />
1. <strong>Rapporto oggettualizzante</strong>. Si tratta dei vissuto di quell&#8217;educatore che, per la troppa responsabilità e angoscia che gli pongono i problemi dell&#8217;adolescente, si difende studiando molta psicologia e poi cerca di catalogare ogni atteggiamento che incontra. L&#8217;adolescente diventa un oggetto (ben diagnosticato).<br />
2. <strong>Rapporto dipendente.</strong> E&#8217; quello dell&#8217;educatore che si rende conto che il rapporto educativo con gli adolescenti è complesso e faticoso perché ci sono sfide, minacce, provocazioni, allora si identifica col leader dei gruppo e fa quello che il gruppo del leader vuole, vendendolo come iniziativa sua, ma di fatto essendone dipendente.<br />
3. <strong>Rapporto simbiotico</strong>. L&#8217;educatore si fonde coi gruppo degli adolescenti e istaura un rapporto pervasivo, totalizzante, onnipotente, identificatorio: si allea, cioè, con l’adolescente. Questo rapporto si instaura quando nasce una forma di &#8220;paura psicologica&#8221; verso l&#8217;adolescente che si teme possa svelare i limiti dell&#8217;educatore. Limiti che invece dovrebbe accettare, perché ciascuno di noi ha sempre qualcosa che non ha risolto, e questo fa parte della vita). Qualche volta in questi casi le cose sembrano funzionare bene, il gruppo segue anche. Ma anche questa situazione presenta dei rischi, il più grave dei quali è che si blocchi lo sviluppo dell&#8217;adolescente, che non avvenga quel momento oppositivo che è spesso interiore nella propria crescita e così, quando cambia l&#8217;educatore, è la fine!<br />
4. <strong>Rapporto seduttivo</strong>. Si tratta di una sorta di &#8220;cattura&#8221;, di &#8220;manipolazione&#8221; anche dei bisogni degli adolescenti. Tentativo, a volte inconscio, di far diventare il gruppo a misura di come io lo gestisco.<br />
5. <strong>Rapporto punitivo</strong>. Tale rapporto è vissuto quando l&#8217;educatore è largo di manica verso l&#8217;adolescente, ma rigido su quegli aspetti negativi dell&#8217;adolescente che alla fin fine, se si va a vedere da lontano, sono quelli che non accetta di sé, magari mascherati sotto altre forme e sembianze.<br />
6. <strong>Rapporto superottimistico</strong>. E&#8217; il vissuto dell&#8217;educatore come moralismo astratto, il “vogliamoci bene&#8221;: dice che tutto va sempre bene, infantilizza e banalizza ogni cosa. Ciò serve a tacitare i problemi, mentre sarebbe più saggio riconoscere le difficoltà, perché tutti ne abbiamo, ma che non devono fermare un educatore.<br />
7.<strong> Rapporto denegante</strong>. Si instaura una sorta di mimetismo che a volte diventa anche tragico con gli adolescenti perché nega la realtà (soprattutto dei problemi).<br />
8. <strong>Rapporto recettivo. </strong>Quando l&#8217;educatore accetta che i valori per l&#8217;adolescente siano fondati sull&#8217;esterno e su prestazioni esterne. Il gruppo vale perché fa e riesce, identificato nelle attività.<br />
9. <strong>Rapporto appropriativo</strong>. L&#8217;educatore insegna agli adolescenti che, siccome la vita è dura, il bene non lo si accoglie, ma bisogna sottrarlo, &#8220;bisogna arrangiarsi&#8221; e spinge gli adolescenti ad essere competitivi. È un&#8217;educazione che privilegia maggiormente l&#8217;avere.<br />
10. <strong>Rapporto tesaurizzante</strong>. L&#8217;educatore che, bisognoso di ordine e di sicurezza, si richiama al “si è sempre fatto così&#8221;. Problematizzare è più pesante: certo bisogna avere qualche certezza, ma non al punto da non potersi più mettere in discussione.<br />
11. <strong>Rapporto utilitaristico</strong>. L&#8217;educatore che anche nel discorso educativo e religioso cerca l&#8217;utile, il risultato, l&#8217;avere, il numero; oppure educatori che riempiono di incarichi funzionali gli adolescenti&#8230; ma l&#8217;adolescente ha bisogno di sapere il perché di quello che fa, altrimenti si rende conto di essere stato &#8220;usato&#8221;, anche se magari al momento si è sentito valorizzato, per aver avuto in oratorio compiti più grandi di lui.<br />
12. <strong>Rapporto prefigurante</strong>. È quello realizzato dall&#8217;educatore che predice, prefigura il futuro dell&#8217;adolescente, a volte in maniera patologica.<br />
13. <strong>Rapporto persecutorio</strong>. Quello dell&#8217;educatore che si accanisce a punire ciò che non accetta e probabilmente non ha accettato di sé. In questa circostanza è importante il gruppo: quando si incontra qualche educatore che sì trova in questa situazione, con molta serenità è bene che per un po&#8217; di tempo non faccia l&#8217;educatore degli adolescenti. Non tutti hanno la vocazione per fare l&#8217;educatore.<br />
14. <strong>Rapporto autocratico.</strong> E&#8217; proprio dell&#8217;educatore soddisfatto di sé, che si pone come modello per gli adolescenti. Ma la vita non è solo un fatto biologico di crescita: ad un certo punto, uno esce dal suo stare biologico ed &#8220;esiste&#8221;, quindi noi non possiamo essere il modello. Si può essere educatori &#8211; modello nella misura in cui questo essere modello aiuta le potenzialità dei soggetto.<br />
15. Rapporto paternalistico. È un tipo di rapporto più frequente nei genitori, con il quale si tende a spianare ogni difficoltà all&#8217;adolescente, perché non faccia fatica. Ma la gioia di vivere, la serenità della vita non è detto che non passino anche attraverso un po&#8217; di difficoltà, anzi chi non paga di persona, anche nel l&#8217;adolescenza, non diventa grande.</p>
<p><strong>Atteggiamenti positivi dell&#8217;educatore</strong><br />
1. <strong>Stare con.</strong> Con l&#8217;adolescente non è importante “fare&#8221;, ma nel tempo acquista importanza lo stare con lui. Così l&#8217;adolescente impara a sentirsi importante perché un adulto perde dei tempo con lui. L&#8217;adolescente può riflettere sul fatto che, in fondo, se si limita ad organizzare delle cose, l&#8217;educatore è solo un organizzatore, ma se sta con lui, in modo apparentemente inutile, lo valorizza. Si ha bisogno di sentirsi accolti e conosciuti.<br />
2.<strong> Parlare con. </strong>In questo atteggiamento bisogna prestare attenzione a tutte le forme spurie, perché &#8220;parlare con&#8221; fisicamente è anche facile, ma spesso è un parlare &#8220;a”, un parlare &#8220;di&#8221;, oppure &#8220;per” o &#8220;contro&#8221;. Bisogna imparare ad ascoltare, a prestare attenzione all&#8217;altro.<br />
3. <strong>Dare vivibilità</strong>. Dare speranza, aprire, non chiudere, far vedere il futuro, non la difficoltà. La vivibilità è un baluardo contro l&#8217;angoscia! In questo si possono compenetrare bene il maschile e il femminile dell&#8217;educatore.<br />
4. <strong>Dare appartenenza</strong>. Dare dei riferimenti, dei referenti . L&#8217;adolescente sa che può fare conto non solo sul padre o sulla madre, ma sull&#8217;oratorio, sul gruppo degli educatori. È vero che va personalizzato il rapporto, ma è positivo il discorso di gruppo con gli adolescenti: non per bravura, ma per attitudine psicologica diversa, un adolescente può trovarsi con un educatore e non con un altro.<br />
Sottolineiamo infine cinque peculiarità che devono caratterizzare l&#8217;atteggiamento positivo degli educatori verso gli adolescenti.<br />
Atteggiamento rassicurante: gli adolescenti sono sbandati psicologicamente, vanno rassicurati e incoraggiati dando loro fiducia. Ma occorre quella forma di rassicurazione più profonda che è capace anche di esigere:1u fin qui puoi arrivare e fin qui devi arrivare&#8221;. L&#8217;educatore stimato è quello che pretende.<br />
<strong>Atteggiamento orientante:</strong> l&#8217;educatore non è quello che dice all&#8217;adolescente ciò che deve fare, ma che dà delle coordinate talvolta intenzionali, talvolta psicologiche, qualche volta con le parole, qualche volte con il silenzio.<br />
<strong>Atteggiamento accettante:</strong> è molto difficile accettare l&#8217;adolescente di dentro, fino in fondo, a causa della sfida dell&#8217;identità che continuamente propone.<br />
<strong>Atteggiamento valorizzante:</strong> l&#8217;educatore deve essere capace di vedere il valore dell&#8217;adolescente comunque, in quanto soggetto, persona, parola di Dio. Questo atteggiamento traspare non tanto a parole, deve diventare attitudine, una relazione radicata nell&#8217;atteggiamento interiore.<br />
<strong>Atteggiamento animante:</strong> quello che dà respiro. L&#8217;adolescente spesso imbocca strade chiuse, binari morti, stanze della propria intimità e della propria vita senza ossigeno. L&#8217;educatore deve animare non tanto e non solo con le tecniche dell&#8217;animazione; deve dare un respiro più profondo alla vita.<br />
Per concludere, suggeriamo alcuni ambiti di discernimento sui quali gli educatori possono lavorare con gli adolescenti. L&#8217;educatore potrà porsi questi interrogativi:<br />
•    se ha una sua interiorità;<br />
•    se si misura davvero coi problemi che l&#8217;adolescente gli pone, rielaborandoli per conto proprio, rivisitando la propria esistenza, e le proprie scelte, la propria sessualità, la propria preghiera, il proprio tempo&#8230;<br />
•    se si educa a dare fiato, a dare respiro, anima;<br />
•    se impara a discernere: con gli adolescenti, prima di fare, bisogna riflettere, parlare, arrivare a un progetto che scaturisce da un discernimento personale e profondo;<br />
•    se, nel discorso educativo, tiene conto della partecipazione della vita, dei sociale (volontariato, servizio) perché l&#8217;adolescente di oggi rischia di essere un adolescente consumatore egoista che non si accorge dei problemi degli altri.<br />
L&#8217;educatore degli adolescenti deve avere molti spazi di interiorità personale e confrontarsi in profondità su questo, deve avere la cultura dell&#8217;ozio, nel senso opposto al negozio, dove si compra, si vende, si fa e deve coltivare dei momenti di silenzio, di &#8220;vacanza&#8221;.</p>
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		<title>S. Francesco di Paola, emigrante: un pensiero per tutti i calabresi nel mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 08:55:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PGCozzolino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[S. Francesco di Paola, emigrante di P. Giovanni Cozzolino, O.M. Emigrare é sempre una difficile realtà che, se non é vista con gli occhi di Dio, diventa dolorosa e triste da vivere. Infatti, a livello umano tanti sono i motivi che spingono a lasciare la propria terra per vivere una vita dignitosa e, anche se ciò non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/valigia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5735" title="valigia" src="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/valigia-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><strong>S. Francesco di Paola, emigrante</strong><br />
di P. Giovanni Cozzolino, O.M.<br />
Emigrare é sempre una difficile realtà che, se non é vista con gli occhi di Dio, diventa dolorosa e triste da vivere. Infatti, a livello umano tanti sono i motivi che spingono a lasciare la propria terra per vivere una vita dignitosa e, anche se ciò non dovrebbe accadere, perché ogni uomo ha diritto di vivere la propria vita nella sua terra, se leggiamo il tutto secondo la volontà di Dio, allora non solo comprendiamo che tutto ciò é disegno di Dio, ma ci viene rivelato, in modo particolare che, in fondo, essendo tutti fratelli, siamo tutti  un popolo senza confine: il popolo di Dio, che é padre di tutti! Certo, il dispiacere di lasciare la propria terra e i propri cari si avverte con facilità.<br />
Anche Francesco di Paola ha sofferto tutto ciò, quando ai suoi confratelli, almeno vent’anni prima di recarsi in Francia, diceva ai suoi religiosi: “Che sarebbero partiti per un paese lontano; non avrebbero capito la lingua del paese né gli uomini di quel paese avrebbero capito la loro. Questa è la volontà di Dio”. Ma la sofferenza umana, subito diventa abbandono amoroso al progetto di Dio, per cui, appena Francesco comprende che ciò é la volontà di Dio Padre, a 67 anni, lascia la sua Calabria e si reca in Francia.<span id="more-5723"></span><br />
E il comprendere che, in fondo, Dio vuole da noi la costruzione di un mondo nuovo ovunque ci troviamo, rende addirittura bella l’esperienza di essere lontani dalla propria terra: infatti, Francesco diventa Uomo di Dio, ricercato da tutti coloro che volevano fare esperienza autentica di Dio. Per questo, consiglio a tutti gli emigranti di leggere la loro storia sempre con gli occhi di Dio, comprendendo così che il Signore ha affidato loro una grande e bellissima missione: essere ambasciatori del suo amore, dei veri valori, di una vita autenticamente umana e cristiana, ovunque si trovino per costruire insieme un mondo d’amore e di fratellanza. E per questo motivo non si é più emigranti, ma strumenti d’amore nelle mani del Signore, che ha bisogno di noi per farsi conoscere da ogni uomo in ogni angolo della terra: e in questa stupenda avventura, Francesco di Paola é davvero nostro compagno di viaggio, perché proprio lui, con la sua vita e la sua testimonianza, ci insegna che non siamo mai stranieri, ma pellegrini di Dio perché tutti fratelli, in quanto figli di un’unico Dio, che é Padre di tutti. Sappiamo, però, che la nostalgia della terra natìa, spesso può avvolgere l’animo di chi, comunque, sente la mancanza della sua terra: anche Francesco di Paola, sognava di rientrare nella sua Calabria, ma ciò non si poté realizzare perché il disegno di Dio era di farlo diventare strumento del suo amore in terra straniera, e a questo disegno Francesco si abbandona con grande fede: “Possedeva la fede dei Patriarchi, per il fatto che abbandonò la patria e gli amici a somiglianza di Abramo, al quale ordinò il Signore: ‘Esci dalla tua terra e dai tuoi parenti’”. E se oggi é più facile realizzare ciò, per la facilità dei mezzi di trasporto, il tutto viene superato se si comprende un’altra stupenda realtà: in fondo, siamo tutti pellegrini verso la Patria Celeste, dove tutti saremo un popolo senza confine, unito nell’amore con Dio e tra di noi per sempre.  e questo é il Paradiso! E, allora, auguro a tutti i nostri emigranti di tenere sempre presente questo sogno di Dio, di farlo diventare il proprio sogno, perché se tutti saremo uniti in questo sogno, costruiremo, con l’aiuto di  Francesco di Paola, il santo degli emigranti, un nuovo mondo senza confini già in questa terra per poi meritarlo pienamente nell’eternità.</p>
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		<title>San Francesco di Paola: il santo del rinascimento della Calabria</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 15:34:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PGCozzolino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[San Francesco di Paola: il santo del rinascimento della Calabria di P. Giovanni Cozzolino, O.M. La famiglia e l’infanzia di San Francesco di Paola Dal Processo Cosentino emerge che i genitori di  Francesco erano persone dabbene e  di buona vita e fama. Sul matrimonio contratto tra il padre Giacomo e la madre Vienna si afferma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/francesco-calabria.jpg"><img class="size-medium wp-image-5591 alignleft" title="francesco calabria" src="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/francesco-calabria-204x300.jpg" alt="" width="204" height="300" /></a><strong>San Francesco di Paola: il santo del rinascimento della Calabria</strong><br />
<em>di P. Giovanni Cozzolino, O.M</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La famiglia e l’infanzia di San Francesco di Paola</strong><br />
Dal Processo Cosentino emerge che i genitori di  Francesco erano persone dabbene e  di buona vita e fama. Sul matrimonio contratto tra il padre Giacomo e la madre Vienna si afferma che contrassero  matrimonio legittimo e che da questo matrimonio vero e legittimo nacque  Francesco che fu nutrito e cresciuto  come loro figlio legittimo e naturale  (teste 57). Il teste 10 Bartolo de Perri,  paolano, descrive la spiritualità del  padre di Francesco quando afferma  che Giacomo de Martolilla nacque in  Paola e fu battezzato e che per tutto il  tempo della sua vita visse onestamente e come buono cristiano, che andava vestito in modo rude, senza camicia e  mai mangiò carne, ma solo cibi quaresimali. Per quanto concerne la madre  lo stesso teste dice che la mamma di  Francesco era donna dabbene e di buona vita e buona cristiana e che sempre  visse secondo la fede cristiana. Sempre  lo stesso teste sui rapporti familiari  afferma che Giacomo e Vienna erano  marito e moglie, che tra loro era stato  contratto matrimonio con il consenso  di ambe le parti a viva voce e secon do il rito della Chiesa di Roma, e che vissero pacificamente e quietamente, da buoni cristiani. Sempre da questo teste sappiamo che non solo Francesco nacque legittimamente da questo vero matrimonio, ma anche che dopo  la nascita lo fecero battezzare e che gli posero il nome Francesco. Per quanto concerne la formazione spirituale e pastorale del santo, il teste afferma che l’adolescente Francesco visse sem pre onestamente, secondo le norme  ecclesiastiche e santamente come buono cristiano e che in ogni luogo andava sempre edificando monasteri come Paola, Paterno e Spezzano, sempre perseverando di bene in meglio e che  tanta gente andava da lui per rimedi  alleloro malattie e che se ne tornavano a casa contenti e con grazia.<span id="more-5590"></span></p>
<p><strong>La formazione culturale</strong><br />
Dal Processo Cosentino, emerge che per quanto riguarda la formazione culturale di Francesco di Paola, si può affermare benissimo che egli fosse provvisto di una cultura anche oltre il livello medio. Infatti, dalle dichiarazioni dei testi, Francesco non appare né analfabeta né privo di cultura religiosa, in quanto predica il Vangelo ai lavoratori addetti al convento e scrive lettere. A Paterno, Francesco de Florio (teste 4) si meraviglia nel sentire Francesco di Paola nel predicare il Vangelo a 300 persone, perché aveva sentito dire che Francesco non era un uomo colto. Poi, il teste 70 Fabiano de Senatore di Paterno dichiara chiaramente che Francesco scrisse personalmente una lettera. Inoltre, per il fatto d’aver scritto o dettato quattro regole e d’aver avuto rapporti epistolari con alcune personalità del tempo, non si può ritenere che Francesco fosse privo di cultura religiosa o profana.</p>
<p><strong>Il valore letterario del Processo Cosentino</strong><br />
Il Processo Cosentino offre agli studiosi la possibilità di conoscere, attraverso forme, espressioni, costrutti, l’influenza di alcune lingue, come il latino, il greco, l’albanese, lo spagnolo, nella formazione del linguaggio popolare calabrese e in quella classica lingua italiana con sfondo calabro, che hanno dato vita al linguaggio, usato in forma ufficiale dal notaio Nicola de Spreverio nello stendere gli atti del processo, cioè la lingua italo calabrese sotto una nuova, originale e tipica forma.  Nel Processo Cosentino vi sono infatti deposizioni di nobili e di popolani, di muratori e di contadini, di donne e di sacerdoti; non è minimamente pensabile che tutti si siano espressi nella medesima lingua, così come risulta, ma ognuno avrà usato una lingua ed una pronunzia secondo la propria cultura che il notaio, poi, ha dovuto, per uniformità linguistica, riportare in un tipo di lingua italiana che fosse classica, ma che non si allontanasse dagli elementi linguistici dialettali calabresi, e che desse ai testimoni la possibilità di poter riconoscere le loro deposizioni per poterle autenticare suggellare col giuramento. Dal Processo Cosentino, quindi emerge una freschezza popolare linguistica, derivante naturalmente dalla fede intensa del popolo verso San Francesco, al quale il santo finalmente ha ridato gioia e speranza e rende più attraente, più viva, più espressiva l’intera opera letteraria del Processo Cosentino da formare un gioiello prototipo della letteratura popolare italo-calabrese e del Mezzogiorno d’Italia.<!--more--></p>
<p><strong>Il valore medico del Processo Cosentino</strong><br />
Per quanto riguarda le condizioni mediche di quel tempo, dal Processo Cosentino emer gono preziose notizie: medici, medicine  e pazienti guariti o inguaribili compaiono, infatti, in tutte le deposizioni del Processo Cosentino. Una curiosità: il teste 11, il paolano Luca Perrici dà un’importante notizia: e, cioè, la presenza di molte donne mediche e questa è un’in formazione certamente interessante per  la storia della medicina e in genere per la storia della cultura nel Rinascimento calabrese. Quali sono i mali di allora? Tra quelli più frequenti si notano  alcune forme di epilessia, molti casi di improvvisa cecità assoluta o quasi,  piaghe ritenute inguaribili dai medici  e dai chirurghi, il cancro, una forma di paralisi sia tra le persone adulte che tra  i giovani, casi di lebbra. Certo queste  malattie, specie le forme di paralisi fanno pensare che le cause fossero sociali quali: mancanza di spazio vitale, ambienti stretti ed umidi senza luce e calore, deficiente nutrizione, mancanza di  igiene, stato di abbandono e di miseria, eccessivo lavoro, ecc.</p>
<p><strong>Lo stato reale politico ed economico della Calabria secondo il  Processo Cosentino</strong><br />
Sotto l’aspetto civile, nel quadro del rispetto della libertà e della dignità della persona umana, dal teste 14 Pietro Genvise, apprendiamo che a Francesco di Paola vengono portati alcuni pesci d’acqua, infilati per la gola e Francesco li pone, uno per uno, sfilandoli nell’acqua, dicendo: «Guardate come abbiamo tenuti prigionieri questi poveretti!». Nel far rivivere questi pesci, il volto, il cuore, l’anima di Francesco sono rivolti naturalmente alle prigioni del re Ferrante, alle ingiustizie sociali, ai soprusi perpetrati ai danni dell’umile gente calabra: il richiamo alla libertà è molto chiaro in questo avvenimento.  Dal punto di vista politico &#8211; religioso emerge sempre l’ubbidienza costante della terra calabra alla Santa Sede (teste 6). Inoltre, da tutto il Processo  emerge il vero quadro economico di un popolo debole e impotente, che si aggrappa ad un uomo, debole e povero anch’egli, ma pieno di gioia e di speranza che riesce a dialogare con tutti e a ridare a ciascuno il gusto della vita. Francesco è il pedagogo di Dio che, attraverso il dialogo, si incontra con i deboli, mentre i potenti di ieri e di oggi hanno paura del dialogo, che risveglia le coscienze dal sonno della miseria e dell’oppressione. Francesco attraverso la forza dialogica riesce ad incontrarsi con tutti, deboli e potenti, e ridare ad ognuno il senso del divino nelle vicende umane. Attraverso le pagine delle fonti viene a galla la società del lavoro, la varietà delle classi: il muratore, che deve trascinare pietre superiori alle proprie forze, il boscaiolo che si ferisce con la scure, il marinaio che si brucia la faccia con la pece bollente con cui sta riattan¬do la nave, il contadino incerto che sa seminare molto o poco frumento, il sacerdote colpito da apoplessia, il nobile che trepida per la salute del figlioletto o della moglie e, addirittura, il personaggio famoso che è disperato per la malattia grave di un familiare: per tutti questi fratelli calabresi, dubbiosi e sfiduciati, stanchi e oppressi, Francesco è l’uomo della speranza e del domani. Secondo Il Processo Cosentino, Francesco è l’uomo della rinascita calabrese. (1) continua.</p>
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		<title>L’attualità del messaggio di San Francesco di Paola</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 07:38:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PGCozzolino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[L’attualità di san Francesco di Paola di P. Giovanni Cozzolino, O. M. San Francesco di Paola è una predica salutare che fa dell’azione concreta e dell’impegno morale gli strumenti per testimoniare il progredire di bene in meglio; è  esempio che stimola l’atto di libertà personale, di libera e cosciente adesione ai valori della vita, della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/P.-Giovanni-Cozzolino.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5665" title="P. Giovanni Cozzolino" src="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/P.-Giovanni-Cozzolino-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>L’attualità di san Francesco di Paola</strong></p>
<p><em>di P. Giovanni Cozzolino, O. M.</em></p>
<p>San Francesco di Paola<strong> </strong>è<strong> una predica salutare </strong>che fa dell’azione concreta e dell’impegno morale gli strumenti per testimoniare il progredire di bene in meglio; è  esempio che stimola l’atto di libertà personale, di libera e cosciente adesione ai valori della vita, della libertà del bene attraverso non le parole, ma mediante la concretezza dell’agire, che fa della testimonianza lo strumento per diffondere e affermare i principi della dignità e della sacralità dell’uomo: l’uomo è al centro della vita di Francesco di Paola, l’uomo come tempio di Dio, come luogo sacro da difendere e da valorizzare, ma anche come soggetto perfettamente inserito nella storia, di cui Egli conosce le contraddizioni e le angosce e di cui condivide la straordinaria ricchezza.</p>
<p>Tutta la vita di Francesco di Paola, poi, è attraversata dalla ricerca dell<strong>’essenzialità</strong>, di ciò che riconduce l’uomo alla verità dell’esistenza  e, oggi, bisogna riscoprire la cultura dell’essenzialità- diffusa da san Francesco di Paola &#8211; per sfuggire ai condizionamenti di un banale atteggiamento consumistico: bisogna diffondere la cultura dell’essenzialità come difesa del valore dell’uomo come superamento di un’ideologia di affermazione di effimeri prodotti e apprendere la vera essenza delle cose<strong> </strong>e<strong> </strong>per ridare valore alla vita.<span id="more-5315"></span></p>
<p>La <strong>riconciliazione con Dio, con gli altri, con noi stesse e con la natura</strong>:  in  san Francesco di Paola vi è una comunione spirituale con tutto ciò ed anche con la natura e con il mare tanto da poter affermare che in Lui il pensiero ecologico  è vita, è quotidianità, è ricerca di consonanze con la natura vissuta all’insegna del dialogo, del rispetto e della tutela responsabile.  Oggi abbiamo bisogno di rallentare, di riprendere fiato, di sbarazzarci dell’angoscia di non riuscire a fare tutto nell’arco di una giornata, occorre divorziare dal mito della velocità per riappropriarsi delle pause, delle soste, della lentezza e ridare valore al proprio tempo e, contro la vita  intesa come spettacolo, il bisogno di ritornare alla dimensione intima dell’esistenza  è una necessità dell’uomo post-moderno per educare tutti ad avere rispetto per tutti.  Il messaggio di Francesco di Paola è chiaro: l’uomo del XXI deve risvegliarsi dal sogno della tecno-cultura, relativizzarlo, inserirlo in un percorso creativo che abbia il coraggio di abbandonare la volontà di potenza e di dominio e abbandonarsi a quella sana capacità  che sa andare oltre il visibile ed il possibile, senza abbandonare la sana razionalità, che sa anche sognare e realizzare un mondo nuovo in cui non la tecnica ma l’uomo torni ad avere la sua centralità.<!--more--></p>
<p><strong>Il peregrinare che  san Francesco di Paola ci insegna</strong> è impegno per la pace e per il bene comune e che trova nei suoi viaggi un motivo conduttore che è il viaggiare<em> </em>in cammino verso Dio, che, però, non è mai solitario, ma il suo camminare è incontro, è com-prensione dell’altro, è una continua presa in carico dell’altro, che si connota come dimensione spirituale del migrante che, pur costretto a rinunciare alla patria d’origine, si fa abitatore di “confine” e ricostruisce ogni giorno la sua patria, i suoi valori, in uno spazio sociale in cui non i radicalismi culturali, ma le persone e i loro mondi si incontrano .</p>
<p><strong>San Francesco di Paola è l’uomo che sceglie</strong>: l ’impegno per la scelta della vita è il valore fondamentale che un uomo può cogliere nel nostro Santo e scegliere non è facile, perché la paura di assumersi delle responsabilità fa rimandare al futuro ogni decisione e si rischia così di non vivere, ma di lasciarsi vivere, perché non si può fare a meno di confrontarsi con gli avvenimenti, che, o si governano con intelligenza e responsabilità o si impongono a noi, ma  la vita richiede che l’uomo ne assuma il comando, guidandola con le proprie scelte e decisioni come san Francesco di Paola, che si è mostrato un uomo deciso e impegnato, capace di assumersi responsabilità fin dall’adolescenza e lungo l’arco dei suoi 91 anni quante volte è stato chiamato dagli avvenimenti a fare scelte coraggiose, che lo hanno scomodato profondamente, fino a mettere in discussione la sua libertà di uomo, correndo il rischio di essere arrestato. Diventa un fondatore di un Ordine religioso che non era nei suoi progetti, ma  un disegno di Dio, che lui ha colto dagli avvenimenti: e lui ha dovuto adattare le sue abitudini di eremita solitario alle esigenze della vita comunitaria. Diventa l’interprete dei problemi sociali della sua gente, oppressa dall’ingiustizia, che egli lentamente ha assunto a mano a mano che si accorgeva del bisogno di intervenire e anche se non era facile opporsi al dispotismo del tempo, ha rischiato di essere arrestato dal Re di Napoli e, solo un miracolo lo liberò dai soldati venuti da Napoli in Calabria per arrestarlo. La partenza per la Francia all’età di 67 anni è una scelta che gli fu imposta per obbedienza dal Papa e Lui l’ha accettata con fede, anche se sono da immaginarsi le difficoltà alle quali andò incontro; sappiamo però i grandi frutti di bene prodotti per la società europea del tempo da tale sua disponibilità.</p>
<p><strong>San Francesco di Paola è l’uomo controcorrente:</strong> scegliere si, è un dovere e un bene, ma nella coerenza di vita, nella fedeltà agli ideali ed è questo che fa un uomo maturo e onesto. La tentazione di cedere alle mode altalenanti, al pensiero dominante, all’asservimento a chi può darti qualcosa nella vita, è molto forte per l’uomo di oggi: su questo aspetto san Francesco di Paola può dare un’altra lezione di vita, perché, conoscendo i suoi comportamenti, lo possiamo definire un uomo tutto di un pezzo, perché non ha ceduto dinanzi alla cultura dominante del tempo, incline ad una visione mondanizzata e secolarizzata della vita, scegliendo il rigore dell’austerità eremitica e quaresimale.<br />
Quando gran parte della Chiesa reputava sorpassate certe forme penitenziali e i suoi stessi frati lo giudicavano un po’ esagerato nelle disposizioni penitenziale lasciate nella Regola, egli tenne ferme le sue scelte, appellandosi all’amore di Dio “A chi ama Dio tutto è possibile” e alla libera scelta dell’uomo che accetta la penitenza in spirito di libertà.<br />
In Italia, l’inviato del Papa lo definì “villano e rustico” e in Francia, fu attaccato dai superiori degli altri ordini religiosi che ritenevano le sue scelte di vita cose di altri tempi, ma il nostro Santo non ha ceduto dinanzi ai potenti del tempo che hanno cercato in tutti i modi di averlo dalla loro parte, ora con le lusinghe, ora con le minacce.</p>
<p><strong>San Francesco di Paola insegna il coraggio di non avere paura contro le ingiustizie: </strong>dinanzi a loro ha rivendicato la libertà di parlare e di gridare contro le loro ingiustizie, ai re di Francia e di Napoli, che volevano comprare con il denaro la sua amicizia e benevolenza, ripete le stesse parole: “restituite il denaro alle persone alle quali lo avete rubato”. E non ebbe paura di subire i loro ricatti violenti e le loro minacce e nelle scelte di vita è stato sempre coerente fino alla morte. Il biografo coevo dice: “la sua vita è stata sempre la stessa”: una coerenza non basata sulla monotonia del vivere quotidiano, ma sulla fedeltà ai valori accolti e alle scelte fatte nelle circostanze sempre mutevoli della sua vita, per cui  a 91 anni era come a sedici anni, con lo stesso entusiasmo che lo aveva caratterizzato nelle scelte di gioventù, con le stesse convinzioni. Emblematica è la prova del fuoco: tenendo tra le mani del fuoco, senza bruciarsi, convince l’inviato del Papa, nel 1467, all’età di 40 anni, sulla possibilità di vivere l’ascesi quaresimale, affermando che l’amore di Dio rende possibile tutto e, all’età di 91 anni, il giorno prima di morire, 1° aprile 1507, prende di nuovo il fuoco con le mani per convincere i suoi frati dell’osservabilità della sua proposta di vita.</p>
<p><strong>San Francesco di Paola è l’uomo che insegna tanto ai giovani di oggi</strong>: gli anni giovanili sono contraddistinti sempre dalla spontaneità e dalla generosità e, i giovani, notoriamente, sempre pieni di vita e di speranza, sono generosi e li troviamo in prima fila nelle iniziative più varie dell’impegno sociale. Pensiamo, oggi, a tutte le forme del volontariato, delle quali appunto i giovani sono la forza più consistente, a costo di grandi sacrifici, tante volte a rischio anche della propria vita. Pensiamo anche alle lotte per i grandi ideali: la pace, l’amore al bene comune, la lotta alla mafia, le mobilitazioni varie per lottare contro l’ingiustizia e ci accorgiamo che in prima fila ci sono sempre loro. Il nostro Santo, anche per questo, è di grande esempio per i giovani; ad essi può dire una sua parola di incitamento, perché nel suo tempo è stato in prima fila nell’assunzione dei problemi che la società presentava. Durante gli anni del periodo calabrese della sua vita, ha saputo interpretare la gente nell’ansia di giustizia e di riscatto economico e sociale e  si è servito della vasta rete di relazioni, che la sua posizione gli aveva consentito di intessere, per muovere chi aveva responsabilità sociali ad operare in maniera conforme a giustizia., a tal proposito ricordiamo la famosa lettera del 1447: chi governa deve usare giustizia e misericordia e nel riscuotere le tasse, bisogna tener conto di chi è in difficoltà economica. Nel periodo francese della sua vita, dal 1483 alla morte nel 1507, sono i grandi problemi politici dell’Europa del tempo ad interessarlo come l’amore alla pace e al bene comune, non ultimo la difesa dagli attacchi dei turchi, sempre minacciosi nei confronti del Sud d’Italia. La grande lezione che San Francesco dà a tutti è quella di impegnarsi per un protagonismo che impegna l’uomo a rispondere ai problemi, sempre e dovunque, per quello che può, senza aspettare i grandi consensi; senza aspettarsi plausi ed onorificenze; senza aspettare le grandi mobilitazioni.</p>
<p><strong>San Francesco di Paola è l’uomo della gioia</strong>: una delle note caratteristiche della vita di San Francesco è stata quella di aver dato serenità e gioia a quanti hanno avuto la fortuna di incontrarlo in vita, infatti, nelle testimonianze rilasciate ai Processi di Canonizzazione è ricorrente l’osservazione: “e tutti ritornavano contenti”, perché è la gioia frutto di una pace interiore che il nostro Santo dava, prospettando i valori della vita, indicando la radice e il fondamento del senso della vita e offriva loro un modo vivere nel timore di Dio, a guardare verso l’eternità, a vivere nell’onestà del dovere quotidiano, ad accettare i sacrifici della vita come spazio di crescita della propria dignità.</p>
<p>I giovani sono la speranza del domani, e da questa certezza deriva la gioia che essi sanno dare ovunque si trovano e il nostro Santo offre ai giovani delle indicazioni per come avere gioia dentro e saperla diffonderla attorno; per come essere felici e per come dare felicità ad altri: la felicità deve esser sempre correlata al bene e deve coniugarsi con l’impegno di un lavoro onesto e responsabile e oggi bisogna gridare affinché i potenti di questo mondo tolgano il cancro della disoccupazione, perché il facile guadagno, ottenuto recando male ad altri o calpestando la giustizia, non rende felici e non dà felicità e, per questo, i giovani devono guardarsi dal cadere nella rete della piccola o grande delinquenza, ma essere protagonisti attivi della loro vita “alzando la voce” pacificamente per spingere tutti i potenti di questa società globalizzata ad amare la pace e il bene comune.</p>
<p>San Francesco di Paola per questo è tanto amato da tutti i calabresi ovunque si trovino a vivere: perché è l’uomo che visse il soprannaturale nelle vicende umane, il santo che trionfò sugli elementi naturali  ed umani con l’alta carica di carità cristiana, il primo realizzatore della rinascita della Calabria e del mezzogiorno, il viandante di Dio in mezzo ad una società di sofferenti senza nomi, ad una umanità languente tra montagne di abbandono politico, economico e sociale e per tutti questi fratelli stanchi ed oppressi, Francesco di Paola è l’uomo della speranza e del domani e coloro che lo incontravano, ritrovavano la gioia e la speranza in un domani.</p>
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		<title>Le più belle espressioni di san Francesco di Paola</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 06:32:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PGCozzolino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Le più belle espressioni di san Francesco di Paola di P. Giovanni Cozzolino, O. M. * Confidate nel Signore, che vi aiuterà. * Abbiate grande fede in Gesù Cristo. * Chi non ha fede tanto meno può avere grazia. * Conformatevi al divino volere. * Operiamo per carità. * Lasciamo fare a Dio: ne avrete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/fra-regola.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5278" title="fra regola" src="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/fra-regola-275x300.jpg" alt="" width="275" height="300" /></a></p>
<p><strong><span style="color: #0000ff;">Le più belle espressioni di san Francesco di Paola</span></strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>di P. Giovanni Cozzolino, O. M.</em></p>
<p>* Confidate nel Signore, che vi aiuterà.</p>
<p>* Abbiate grande fede in Gesù Cristo.</p>
<p>* Chi non ha fede tanto meno può avere grazia.</p>
<p>* Conformatevi al divino volere.</p>
<p>* Operiamo per carità.</p>
<p>* Lasciamo fare a Dio: ne avrete benefici spirituali e temporali.</p>
<p>* Comportatevi bene, vivete nella rettitudine, osservate i comandamenti.</p>
<p>* Servite Dio devotamente e avrete grazia.</p>
<p>* Cercate di vivere nel bene, con ogni bontà e purezza, nel santo timor di Dio.</p>
<p>* A chi ama Dio tutto è possibile.</p>
<p>* A coloro che servono Dio tutte le creature gli obbediscono.</p>
<p>* Guardatevi da ogni male, fuggite i pericoli in qualunque luogo andiate o dimoriate.</p>
<p>* Siate benigni, modesti ed esemplari.<span id="more-5277"></span></p>
<p>* Operate il bene, servite Dio, pregate per i cari vivi e defunti.</p>
<p>. progredite di bene in meglio fino alla fine.</p>
<p>* Chi ben fa sempre prega.</p>
<p>* Invano si comincia il bene se lo si lascia prima della morte.</p>
<p>* La preghiera è delizia e suprema felicità della nostra anima.</p>
<p>* Osservate diligentemente il silenzio evangelico.</p>
<p>*Non giudicare gli altri ma se stessi.</p>
<p>* Evitate di parlare troppo, perchè il troppo parlare non è mai esente da colpa.</p>
<p>* La fede non sta nelle pezze ma nelle buone opere.</p>
<p>- Amtate la pace e il bene comune.</p>
<p>* La pace è una santa mercanzia che non si compra se non a prezzo assai caro.</p>
<p>* Amate la pace e conservatela  ad ogni costo.</p>
<p>* Sfuggite sempre gli odi e le inimicizie, perchè siamo tutti figli del Dio della pace e della carità.</p>
<p>* Non stimare il ricco più del povero, nè il nobile più della persona comune, non fare preferenze di persone.</p>
<p>* Se siete troppo atticcato ai beni della terra, deponete l&#8217;avarizia e raccomandatevi al Signore.</p>
<p>* Gli Apostoli di Gesù Cristo non andavano con tanto lusso!</p>
<p>* La povertà di spirito è rinunzia alle preoccupazioni temporali e all&#8217;affanno di questa vita che passa.</p>
<p>* La povertà di spirito è astrazione della giustizia terrena, fedele osservanza della legge divina, fondamento di pace.</p>
<p>* E&#8217; necessario che si sfamino anche gli altri, perchè la grazia di Dio si deve estendere a tutti.</p>
<p>* Il denaro è un vischio mortale per molti.</p>
<p>* Ciò che nascondiamo al mondo non si può nascondere a Dio: convertitevi sinceramente.</p>
<p>* Convertitevi e pentitevi dei vostri peccati, perchè Dio vi attende a braccia aperte.</p>
<p>*Pulisci bene la tua coscienza.</p>
<p>* Il demonio, credetemi, ha un odio implacabile contro i servi fedeli di Gesù Cristo.</p>
<p>* Cancellate le mancanze con carità e compatimento.</p>
<p>* La morte è sicura per tutti; la vita è breve e altro non è che ombra che passa.</p>
<p>* Coloro che sono visitati dal Signore con infermità  facciano tesoro del tempo loro concesso per fare penitenza.</p>
<p>* Deponete ogni odio e inimiciza: amate la pace che è migliore di qualunque tesoro possano avere i popoli.</p>
<p>* Perdonatevi a vicenda e poi non pensate più all&#8217;offesa ricevuta.</p>
<p>* Chi ha carità rigetta ogni vendetta.</p>
<p>* Chi fomenta l&#8217;inimicia aumenta a se stesso un inutli affanno:</p>
<p>* Il ricordo delle offese ricevute è sopra tutti gli altri tenebroso e detestabile.</p>
<p>* Pensate quanto infinito fu quell&#8217;ardore che discese dal cielo in terra per salvarci.</p>
<p>* Ricordatevi della Passione del Nostro Signore Gesù Cristo.</p>
<p>* Siamo pazienti nelle nostre avversità e sopportiamole con amore pensando a Gesù Cristo.</p>
<p>* Se vuoi che tuo figlio stia bene fa&#8217; del bene a tuo padre.</p>
<p>* Correggiti dal tuo vizio e sari libero dalla macchia che hai nel cuore.</p>
<p>* Chi agisce bene non deve temere.</p>
<p>* Restituite il buon nome a chi l&#8217;avete tolto, perchè è falso ciò che avete insinuato.</p>
<p>* Dio bisogna servrlo senza flemma.</p>
<p>* Perseverate nel bene di virtù in virtù.</p>
<p>* Amatevi a vicenda e fate tutto in carità.</p>
<p>* Amate Dio opra ogni cosa ed il prossimo.</p>
<p>* Tutto ciò che facciamo per amor di Dio è possibile e facile, perchè Gesù Cristo supplice alle nostre deboli forze.</p>
<p>* Lo Spirito Santo sia sempre infuso nella vostra anima.</p>
<p>* Per tutto ciò che di buono e di santo ci capita dobbiamo ringraziare Dio.</p>
<p>* Il nome di Gesù è dolcissimo: fa parlare i muti.</p>
<p>* Bada di non macchiare mai la tua lingua con parole cattive o oziose.</p>
<p>* Badate che ciò che è temporale non preceda ciò che è spirituale.</p>
<p>* Fa&#8217; la volontà di Dio e sarai accontentato nella tua buona volontà.</p>
<p>* Non affligerti: Dio non manca di soccorrere coloro che lo servono.</p>
<p>* Piaccia a Dio  di accrescere i vostri buoni desideri dal bene al meglio.</p>
<p>* La prosperità e gli onori di questo mondo spesso sono causa della nostra perdizione.</p>
<p>* Guardatevi dall&#8217; idropisia dell&#8217;anima, che genera pessimi umori e senza la grazia di Dio non può guarire.</p>
<p>* L&#8217;integrità di vita dinanzi a Dio e la giustizia verso i sudditi: queste sono le due colonne degli imperi.</p>
<p>* Si ha maggior danno dal peccare che dalla perdizione di tutti i beni terreni.</p>
<p>* Il peccato che non si cancella con la penitenza presto col suo peso trascina ad altro peccato.</p>
<p>* Di quanti mai è casua &#8216;mala-testa&#8217;, il demonio.</p>
<p>* Va&#8217; e smettila con i piaceri illeciti.</p>
<p>* Pulite la vostra coscienza, smettetela con questi peccati.</p>
<p>* E&#8217; proprio vero: genitori buoni generano figli buoni.</p>
<p>* Siate forti e costanti, siate luce e via di salvezza per molte anime.</p>
<p>* Nel correggere si usi la giustizia con la misericordia e viceversa.</p>
<p>* Nessuno che non sappia vivere la vita comune abbia posti di governo.</p>
<p>* La pietà cattolica deve risplendere in coloro che reggono gli altri, così come la moderazione dei costumi e il loro buon esempio.</p>
<p>* Occore ringraziare sempre Dio per i tanti benefici da lui ricevuti:</p>
<p>* Bisogna rimanere sempre forti e costanti nelle tribolazioni e infermità.</p>
<p>* Spesso state male? Sappiate che questo è un grandissimo segno evidente che Dio vi vuol bene.</p>
<p>* Non c&#8217;è lavoro nella casa di Dio che chiunque per quanto debole non possa compiere.</p>
<p>*Dio bisogna servirlo senza flemma.</p>
<p>*Amatevi a vicenda e fate tutto in carità.</p>
<p>* Non affligerti, Dio non manca di soccorere coloro che lo servono.</p>
<p>* Va&#8217; e smettila con i piaceri illeciti.</p>
<p>* Invano si comicia il bene se lo si lasca prima della morte.</p>
<p>(continua)</p>
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		<title>Tu: hai mai pensato al progetto che Dio ha su di te?</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 08:28:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PGCozzolino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[1. Introduzione Caro cercatore, cara cercatrice, ti presentiamo un itinerario vocazionale, costituito da sei tappe; una sintesi tratta dal sussi­dio “Itinerario per riconoscere la vocazione alla vita consacrata seguendo Francesco di Paola”, della Consulta Generale di Pastorale Giovanile Mi­nima, a cura di P. Giovanni Cozzolino. Te lo proponiamo, anche se pensi di non aver nulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/vocazione.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5299" title="vocazione" src="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/vocazione.jpg" alt="" width="188" height="138" /></a></p>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="78">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong>1.   Introduzione </strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="height: 28px;" cellspacing="0" cellpadding="0" width="554">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Caro   cercatore, cara cercatrice,</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">ti   presentiamo un itinerario vocazionale, costituito da sei tappe; una sintesi   tratta dal sussi­dio “Itinerario per riconoscere la vocazione alla vita   consacrata seguendo Francesco di Paola”, della Consulta Generale di Pastorale   Giovanile Mi­nima, a cura di P. Giovanni Cozzolino.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Te lo   proponiamo, anche se pensi di non aver nulla a che fare con la consacrazione,   poiché lo riteniamo un utile aiuto per la realizzazione della tua vocazione,   qualunque essa sia.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Per richiedere   il sussidio puoi mandare una semplice e­mail   all&#8217;indirizzo:consultapgm@tiscali.it</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="81">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong><span id="more-5298"></span>PRIMATAPPA </strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="193">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong>2. ILCORAGGIO DELCHIAMATO DI METTERSI   IN VIAGGIO </strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><em>Allorché   Francesco giunse all&#8217;età di quin­dici anni, fu avvisato del voto fatto dai   suoi geni­tori, e senz&#8217;altro volle compierlo. A tale scopo fu accompagnato   dai suoi genitori al Convento di S.Francesco in S. Marco, al quale la madre   lo aveva promesso a Dio con voto </em>(Dalla vita dell&#8217;Ano­nimo).</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">È bello   notare, come Francesco all&#8217;età di quindici anni, ha subito il coraggio di   mettersi inviaggio, lasciare la sua casa ed andare al conventodi S. Francesco   d&#8217;Assisi a San MarcoArgentano.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Tutto ciò   vuol dire per te, giovane, che se vuoi riconoscere la tua vocazione, devi metterti   su­bito e con coraggio in viaggio.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Ma che cosa   significa “mettersi in viaggio” e perché mettersi in viaggio?</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Ci si mette   in viaggio per raggiungere una meta, per realizzare uno scopo.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">In questo tuo muoverti caro/a giovane ri­cordati che ci   sono le tue mete e le mete di Dio.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="224">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong><em>Tu sei   consapevole di una meta?Conosci uno scopo per quel viaggio che è la tua vita?   Sai cosa vuoi o, almeno, te lo stai chiedendo?Sai quel che cerchi? </em></strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="99">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong>SECONDATAPPA </strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="212">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong>3.0 I SEGNI PERSONALI E I SEGNI   COMUNITARI FONDAMENTALI DELLACHIAMATA </strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Bisogna   partire da questa distinzione, per­ché Dio può parlare con te in modo   originale e, quindi, ti offre segni particolari; ma può parlare anche   attraverso segni più comuni, che hanno un valore per tutti.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">I segni   particolari appartengono alla tua storia personale: e tu questi segni sei   chiamato a conoscerli.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Si tratta   del modo particolare di come hai capito che Dio ti chiamava; si tratta di   alcuni av­venimenti, circostanze, persone, emozioni, che hanno rivelato in te   la presenza di una chiamata da parte di Dio.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Gli altri   segni, quelli oggettivi validi per tutti, sono fattori essenziali, che devono   essere pre­senti in ogni chiamata, perché possa dirsi tale; e con questi   segni vanno confrontati e verificati i segni personali e soggettivi al fine   di accertare di non esserci sbagliati o illusi.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Questa   verifica e confronto è importante, perché spesso l&#8217;emozione può giocare   brutti scherzi.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Cerchiamo   ora di individuare quali siano questi segni oggettivi:</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">I segni di   questo amore sono:1) impegno a vivere in grazia di Dio lottando con­tro il   peccato;2) l&#8217;inclinazione alla preghiera;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="161">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong>a)Amore preferenziale per Dio.</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">3) l&#8217;attenzione alla crescita di fede e della   propriavita interiore;4) vita sacramentale assidua.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="157">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong>4.   TERZATAPPA LE PAURE DELCHIAMATO </strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><em>Con   l&#8217;intenzione determinata di menare una vita solitaria, Francesco di Paola si   ritirò in un podere di suo padre, distante quasi un chilome­tro da Paola. I   genitori gli procuravano il neces­sari</em>o (Dalla vita dell&#8217;Anonimo).</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Colpisce,una   voltacompresoilprogettodiDiosudilui,l&#8217;intenzionedeterminata chehaFran­cesco   di Paola nel realizzarlo.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Anche tu   devi, quindi, vincere le paure che possono venirti quando, ormai ti senti   chiamato/a.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Infatti   colui/colei che Cristo chiama è su­scettibile di passare attraverso l&#8217;una o l&#8217;altra   di que­ste cinque emozioni, o di tutte e cinque insieme.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">La Bibbia, su   questo argomento, è piena di situazioni tragicomiche, o, se si vuole, ridicole   ben­ché sublimi.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">L&#8217;essere   umano, sorpreso dal “vieni, seguimi”, cerca di sottostare all&#8217;invito mediante   l&#8217;una</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="167">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">o l&#8217;altra   di queste goffe scappatoie:</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="118">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong>1) “Non   sono libero/a”.</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Ho già   fatto il mio programma, sono superoccupato/a, non c&#8217;è più spazio.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">La Parola   di Dio non prevede l&#8217;impossibi­lità: essa supera ogni altro dovere.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Sarebbe   difficile immaginare Maria che ri­spondesse così all&#8217;Arcangelo Gabriele: “   Sono de­solata, caro Gabriele, ma sono già impegnata con Giuseppe. Ma troverai   certamente una giovane che sia libera e che sarà molto felice della tua propo­sta…”</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="164">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong>5. IVTAPPA   LADIREZIONE SPIRITUALE </strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">In un   cammino di discernimento vocazio­nale c&#8217;è un grosso pericolo: andare avanti   da soli.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Eppure tu   devi sapere che il peggior giu­dice di te stesso, nel bene e nel male, sei   ancora tu.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Da una   parte, ci sono persone profonda­mente segnate da una visione negativa e   pessimi­stica di se stesse, per cui vedono la loro realtà più oscura di   quanto non lo sia.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">D&#8217;altra   parte, invece, ci sono persone con un atteggiamento esattamente opposto: esse   ve­dono la loro realtà sempre al positivo, ne hanno unavisione troppo   ottimistica.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Costoro   hanno sempre una giustificazione,senza mettersi mai in discussione fino in   fondo.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Oppure,   sono connotate da una tale super­ficialità da non sapersi avvedere di errori   e man­chevolezze, soprattutto nel campo delle omissioni.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Per evitare   questo pericolo ti è dato uno strumento grande, cui puoi ricorrere per mezzo della   Chiesa: vivere in sincerità la tua scelta voca­zionale che non è una scelta   personale, bensì una scelta ecclesiale, con l&#8217;aiuto di una guida spirituale.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Parti con   qualche affermazione biblica:“Guai a chi è solo: se cade, non ha nessuno che   lo rialzi” (Qo4,10); “Non fare nulla senza riflessione; alla fine dell&#8217;azione   non te ne pentirai” (Sir32,19);</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">“Frequenta   spesso un uomo pio che tu conosci come osservante dei comandamenti e la cui   anima</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">è come la   tua anima: se tu inciampi saprà compa­tirti; segui il consiglio del suo   cuore, perché nes­suno ti sarà più fedele di lui” (Sir 37,12­13)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="189">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong>6. V TAPPA   SUPERARE I MOMENTI DI CRISI E LAFASE DELRIGETTO </strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">È il   momento in cui devi accettare quella profonda trasformazione di te stesso/a,   che passa attraverso il morire a tante cose per poter risorgere.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Anche sulla   croce “a mezzogiorno” si fece buio su tutta la terra.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">È il   momento di rinascere, come insegna Gesù a Nicodemo (cfr. Gv 3,1­11).</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Ti è così tracciato   l&#8217;itinerario della vita qua­resimale, che è il carisma dell&#8217;Ordine dei   Minimi, la famiglia religiosa fondata da frate Francesco di Paola.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">È il tempo della riscoperta del tuo   essere battezzato/a; sei interpellato/a a compiere un cam­</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">mino   di morte a te stesso, per arrivare alla tua Pa­squa e sentirti risorto/a con   Gesù il tuo Signore.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Morire a te   stesso per rinascere; significa realizzare un cammino di continua   conversione, quell&#8217; intento di fare maggiore penitenza e quel progredire   continuamente di bene in meglio, come ha insegnato Francesco di Paola.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Devi   entrare nella logica del chicco di grano che cade in terra e muore per   portare molto frutto (Gv 12,24).</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Stai,   comunque attento/a, in questa fase del tuo cammino vocazionale e   penitenziale, alla ten­tazione del rigetto e alla fatica della sequela.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Che cosa vuol   dire questa tentazione del ri­getto e la fatica della sequela?</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">La fase del   rigetto è quella fase in cui la tua libertà si scontra con la libertà o con   la volontà di Dio e nasce la tentazione del rifiuto.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Il rifiuto si   manifesta attraverso il “No, non voglio!” oppure attraverso delle scuse.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Questo tipo di esperienza ti si   manifesta in mille modi: la stanchezza, il lasciar perdere, il far</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">entrare   nella mente mille impegni, il sentirsi indi­spensabili oppure ti si manifesta   quando si com­prende che, nel viaggio, non mancheranno le difficoltà nel non   essere capito/a, compreso/a, o preso/a in giro dagli amici, familiari, ecc.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="159">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong>7. VI Tappa   CHIAMATO/APERANDARE </strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><em>Secondo   quanto l&#8217;Uomo di Dio aveva pre­detto da molto tempo, egli e i suoi Religiosi   sareb­bero andati in un paese straniero, dove non avrebbero capito la lingua </em>(Dalla Vita   dell&#8217;Ano­nimo).</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Dio invita   Francesco di Paola alla mis­sione, perché nella Bibbia non c&#8217;è vocazione che   non abbia come scopo e fine la missione: ognuno di noi, dunque, al pari di   Francesco di Paola, è chiamato/a per andare.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Il tuo   essere con Gesù si risolverebbe in sentimentalismo se non ti spingesse verso   gli altri.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Ogni dono (carisma, grazia) è dato   dallo Spirito per l&#8217;utilità comune (1Cor 12,7), perché la</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="239">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">vocazione,   qualunque essa sia, è invito ad un ser­vizio.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="143">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong>Chiamati ad essere apostoli.</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Una   vocazione si realizza attraverso mo­menti diversi, di luce e di gioia,   certamente, ma anche di buio e di mancanza di sicurezza.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Ricorda,   però, che la “realizzazione perso­nale” non è il fine per cui tu cerchi la   tua voca­zione; non ti metti a cercare la tua vocazione “per te”, quanto meno   sai che non lo fai solo per te. Egli ti vuol fare suo apostolo: ti chiama   all&#8217;apostolato.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">La realizzazione non è il fine, ma è il frutto che nasce   spontaneo dalla risposta alla tua chiamata vocazionale, che a sua volta porta   alla missione</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="130">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong>La grazia dell&#8217;apostolato.</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">La   tua vocazione è quella di praticare e por­tare il Vangelo. “Guai a me se non predicassi ilVangelo”   (1Cor9,16); Paolo non considera questo incarico un impegno facoltativo, bensì   una neces­sità imprescindibile e afferma ancora: “Sarei cer­</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">tamente   infelice se non annunciassi il Vangelo”(cfr. 1 Cor 9,16­17).</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Per San   Paolo l&#8217;evangelizzazione e la sua vita coincidono, si fondono in una cosa   sola.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">E così   anche tu devi fare: andare là dove il Signore ti vuole, non per portare   qualcosa che ti appartiene, ma qualcosa che anche tu hai ricevuto in dono e,   cioè, il Vangelo.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="222">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong>Cambiare rotta, avvinti dallo Spirito   Santo.</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Seguendo le   orme di Francesco di Paola, all&#8217;inizio di questo itinerario ti sei messo/a in   cam­mino.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Ora, alla   fine di questo itinerario anche a te, come a San Francesco di Paola che si   reca in Francia all&#8217;età di 67 anni, viene chiesto di cambiar rotta.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Francesco non sa che cosa gli accadrà   in Francia; anche tu non sai ancora, alla fine di que­sto itinerario di   ricerca vocazionale, che cosa ti at­tenderà o quale potrebbe essere la   vocazione­missione a cui ti chiama il Signore, non appena ti</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">rendessi   davvero disponibile a Lui con sincerità di cuore.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Seguendo   questo itinerario ti sei semplice­mente interrogato/a su che cosa deve fare un/agio­vane   quando sente che il Signore lo/a chiama: la difficoltà nasce, ora, nel voler   essere fedeli e co­stanti in questo cammino di sequela del Signore.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="119">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Ora non si   esclude nulla.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Inizia, invece,   la parte più difficile e avvin­cente del tuo cammino, perché si tratta di incarnare   concretamente tutto quello che sei venuto/a sin qui lentamente scoprendo.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Senz&#8217;altro è   preferibile vedere un/a giovane che soffre perché sta faticando, piuttosto   che un/a giovane tranquillo/a, perché non cammina, non procede, non si   sforza.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="202">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong><em>Saprai per   davvero metterti in cammino?</em></strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong><em>Saprai   lasciarti mettere in discussione dal Signore?</em></strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong><em>Saprai   essere un/una “giovane che cam­mina”? </em></strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Tre   strumenti ti saranno fondamentali du­rante il tuo cammino vocazionale, te li   ripetiamo:</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">
<ul>
<li><strong>la   fedeltà alla preghiera;</strong></li>
<li><strong>la   direzione spirituale;</strong></li>
<li><strong>ilsacramentodellariconciliazionevissutocon   fedeltà. </strong></li>
</ul>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Se vivi con   serietà e sincerità questi tre im­pegni sei senz&#8217;altro già avviato verso la   compren­sione del progetto vocazionale che il Signore ha su di te.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="164">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><strong>8. LASCELTA… RESTA A TE</strong>!</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">L&#8217;itinerario   che ti abbiamo presentato ti da consigli su come camminare.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Della   scelta, possiamo ricordarti che il/la protagonista sei tu.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Resta a te   riflettere, cercare di capire e se è il caso, di buttarti ad occhi chiusi nelle   mani di Dio.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">Non illuderti che otterrai certezze,   Dio vuole da te un atto di affidamento e come ad Isaia, ricordati che Dio   instancabilmente ogni istante ti</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">ripete:   “Non temere, perché io sono con te” (Is43,1­5).</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="240">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"><em>Ti   accompagni sempre la grazia di Gesù Cristo benedetto che è il più grande e il   più pre­zioso di tutti i doni </em>(San Francesco di Paola)!</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<item>
		<title>Progetto formativo della Pastorale Giovanile Minima della CGPGM per il 2011-2012</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 07:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PGCozzolino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Riconciliati per riconciliare alla scuola di San Francesco di Paola &#8220;Amate la Pace&#8230;. Amate il Bene Comune&#8221; (San Francesco di Paola) di P. Giovanni Cozzolino, O.M. Premessa teologica Nell’Antico Testamento, già il fatto che Dio non ha cessato di offrire agli uomini il suo perdono costituisce un preludio alla sua riconciliazione con essi: Egli si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/300768_2592438935346_1385840185_33018708_1744058402_n.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4703" title="300768_2592438935346_1385840185_33018708_1744058402_n" src="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/300768_2592438935346_1385840185_33018708_1744058402_n-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Riconciliati per riconciliare</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>alla scuola di San Francesco di Paola</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>&#8220;Amate la Pace&#8230;. Amate il Bene Comune&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(San Francesco di Paola)<br />
</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>di P. Giovanni Cozzolino, O.M.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Premessa teologica</strong></p>
<p>Nell’Antico Testamento, già il fatto che Dio non ha cessato di offrire agli uomini il suo perdono costituisce un preludio alla sua riconciliazione con essi: Egli si è rivelato come il Dio della tenerezza, come il Dio che desiste volentieri dal furore della sua ira e parla di pace al suo popolo. Inoltre, i peccati del suo popolo Israele rappresentano una rottura dell’alleanza del Sinai ma Dio non si rassegna mai e prenderà l’iniziativa di un’alleanza nuova ed eterna: infatti, tutti i riti di espiazione del culto mosaico mirano in definitiva alla riconciliazione dell’uomo con Dio. La riconciliazione perfetta e definitiva si compie nel Signore Gesù Cristo ed essa altro non è che un aspetto della sua opera di redenzione.</p>
<p>L’uomo, da solo, è incapace di riconciliarsi con il creatore che ha offeso con il suo peccato: e per questo l’azione di Dio è primaria e decisiva e tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con se stesso per mezzo di Gesù Cristo e il mistero della nostra riconciliazione è collegato con quello della croce e del grande amore con cui siamo stati amati.</p>
<p>Da quando suo Figlio è morto per noi, Dio ormai non tiene più conto delle mancanze degli uomini, perché la sua azione, a detta di San Paolo (2 Cor 5,17) è come una nuova creazione: la riconciliazione implica un rinnovamento completo per chi ne beneficia e coincide con la santificazione, perché Dio vuole farci comparire dinanzi a sé santi, immacolati e irreprensibili (Col 1,22).</p>
<p>Non dobbiamo dimenticare che tutta l’opera della salvezza è già compiuta da parte di Dio, ma, sotto un altro punto di vista, <span id="more-4646"></span>continua fino alla parusia e Paolo può definire l’attività apostolica come il ministero della riconciliazione (2 Cor 5,18): come ambasciatori di Cristo, gli apostoli sono i messaggeri della riconciliazione (ciò che afferma Paolo in 2 Cor 5,19 ss è definito da un antico papiro il vangelo della riconciliazione!) (1).</p>
<p>Dal fatto, però che Dio è l’autore primario e principale della riconciliazione non ne consegue che l’uomo abbia un atteggiamento puramente passivo perché deve accogliere il dono di Dio: l’azione di Dio non esercita la sua efficacia se non per chi vuole acconsentirvi mediante la fede e per questo Paolo più volte lancia il suo grido pressante, come il nostro Fondatore, “noi vi supplichiamo in nome di Cristo, lasciatevi riconciliare con Dio” (2 Cor 5,20).</p>
<p>E ricordiamoci che se Paolo è stato il teologo ispirato e il ministro infaticabile della riconciliazione, l’autore e l’artefice della riconciliazione è chiaramente Gesù che col suo sacrifico nel suo corpo di carne e, morendo per noi, ci ha riconciliati con Dio e ci fa comprendere attraverso l’annuncio della vita buona del Vangelo che il peccatore riconciliato con Dio non può rendergli un culto gradito se prima non va a riconciliarsi con il suo fratello!</p>
<p>Nel Piano di Pastorale Vocazionale dell’Ordine dei Minimi ciò è sintetizzato così: “vivere ‘il cor unum et anima una&#8217; del Vangelo significa <!--more-->sperimentare innanzitutto il perdono di Dio che trasforma il cuore e ricostruisce e rivitalizza i rapporti. Non si può stare insieme nel nome di Cristo dimenticando e trascurando questa verità” (2) e, ancora, “nella comunità attraverso il fratello si sperimenta la misericordia di Dio e la sua bontà: il fratello peccatore è l’occasione di crescita per ogni membro perché chiede di aprire le braccia e di allargare il cuore, di ridare ancora una volta la fiducia e di ricostruire autentici rapporti umani….Siamo dei riconciliati che si sforzano di incarnare personalmente e comunitariamente la misericordia di Dio, ma nello stesso tempo siamo mandati ad evangelizzare e a portare il Vangelo della riconciliazione in mezzo al popolo di Dio” (3).</p>
<p><strong>L’esemplarità del Fondatore</strong></p>
<p>Il nostro Fondatore è stato un uomo di riconciliazione, che ha lottato e ha impegnato tutta la sua vita per la realizzazione di questo valore ad ogni livello: tra gli stati, tra i principi, nella Chiesa, tra la gente semplice, nelle famiglie. In lui il tema della pace è collegato alla riconciliazione a partire  dai rapporti interpersonali (per quanto concerne i rapporti interpersonali con tutte le varie dinamiche ne ho scritto nel libro “Come amare i nemici secondo San Francesco di Paola) (4).</p>
<p>Scrive nelle Lettera ai Procuratori dell’Eremo di Corigliano del 1486 (5): “Vi prego di deporre ogni odio e ogni inimicizia e di amare la pace, che è migliore di qualsiasi tesoro i popoli possano avere”. Il richiamo continuo alla riconciliazione rivela come per lui questo valore fosse necessario che entrasse prima nella mentalità dei singoli frati, sino a diventare cultura di un popolo. Non avrebbe altrimenti senso l&#8217;uso costante, durante la sua vita, di convocare presso di lui i frati e disporre che si riconciliassero tra loro, dandosi il gesto della pace come segno di carità e affetto”.</p>
<p>La pace, sinonimo di perdono e di riconciliazione, è anzitutto una dimensione alla quale impronta la propria vita: “Amava quelli che lo perseguitavano, più degli altri, dando loro ogni prova di affetto più che a coloro i quali lo lodavano o cercavano di adularlo”.</p>
<p>Meno note sono le sofferenze e le umiliazioni, che Francesco deve subire in Francia dai suoi stessi religiosi, un po’ renitenti ad abbracciare integralmente la sua proposta di vita: con tutti, però, il suo modo di agire era “mitissimo”.</p>
<p>I religiosi suoi seguaci sono i primi a beneficiare di questa sua educazione alla riconciliazione: le sue esortazioni a fondare la vita comunitaria sul perdono e la riconciliazione sono frequentissime. Sul letto di morte, la sua ultima esortazione, infatti, è stata “alla pace fraterna e alla reciproca carità”. “Nelle contese &#8211; scrive nelle sue Regole – sorte fra i frati si cerchi piuttosto la pace e la riconciliazione che la punizione, non bisogna, infatti, cercare la sofferenza dei frati, ma la conversione”.</p>
<p>II perdono deve essere totale e completo, in modo da produrre una riconciliazione, che ricomponga l&#8217;armonia della vita comunitaria: “perdonatevi scambievolmente in modo tale da dimenticare il torto ricevuto”.  L&#8217;insistenza nell&#8217;inculcare ai suoi seguaci questo valore, cosciente che esso è costituivo del retto vivere comunitario, arriva a tal punto da dichiarare il fallimento totale del religioso, che non riesce ad accettare e a vivere la legge evangelica del perdono, fondamento della pace e della concordia: “chi pur tentato dall&#8217;ira, è però sollecito a impetrare il perdono da chi riconosce d&#8217;aver offeso, è certamente migliore di chi si adira più raramente ma più difficilmente si piega a chiedere perdono. Chi poi si rifiuta sempre di chiederlo o non lo chiede di cuore, invano sta nel monastero, benché non ne venga espulso”.</p>
<p>A ricordare, poi, i rischi cui va incontro chi non accetta di perdonare, provvede nella prima Regola con un’analisi accurata dell&#8217;intimo del cuore umano, che non ha nulla da invidiare ai più moderni trattati di psicologia.</p>
<p><strong>La perfetta conoscenza del cuore umano che favorisce la riconciliazione.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> “</strong>Francesco è un grande esperto del cuore umano: conosce la debolezza esistenziale, sa che l’uomo, sperimenta il limite, il fallimento, la divisione interna, il peccato” (6).</p>
<p>Nel nostro Fondatore, troviamo, a mio avviso, i tratti di un&#8217;autentica antropologia cristiana che possiamo esprimere in tre dimensioni:</p>
<p>1) l&#8217;uomo che sa vivere guardando <strong>sopra</strong> di lui;</p>
<p>2) l&#8217;uomo che sa vivere guardando <strong>attorno</strong> a lui;</p>
<p>3) l&#8217;uomo che sa vivere guardando <strong>dentro</strong> di lui.</p>
<p>1. Attraverso la prima dimensione che possiamo definire<strong> </strong><strong>verticale,</strong> 1&#8242;uomo è posto in relazione con ciò che sta sopra di lui: come ad esempio il padre, la madre, i superiori e, comunque, ogni autorità e vivendo ciò conosce i valori incarnati dal padre che sono 1&#8242;obbedienza, la docilità, la dipendenza e l&#8217; ordine. E se accetta di vivere in questa dimensione la conseguenza che ne deriva e che 1&#8242;uomo è figlio e si riconosce figlio; mentre se la rifiuta totalmente, rimane adolescente, sempre in rivolta con il padre ed è portato a vivere in una contestazione confusa e puerile.</p>
<p>2. Attraverso la seconda dimensione che possiamo definire <strong>orizzon</strong><strong>tale,</strong> I&#8217;uomo è in relazione con ciò che gli sta attorno e riconosce gli altri come fratelli, sorelle, amici e compagni. Le conseguenze di questo saper vivere la dimensione orizzontale è che si vivono bene i valori della fraternità e dell&#8217;uguaglianza, cioè l&#8217;uomo si riconosce fratello con tutti gli altri; mentre se la rifiuta, rimane un bambino egoista e capriccioso chiuso nel proprio piccolo mondo, preoccupato esclusivamente del proprio (che può essere anche spirituale), estraneo alle esigenze del mondo che lo circonda, insensibile ai problemi della giustizia.</p>
<p>3. Attraverso la terza dimensione che possiamo definire<strong> </strong><strong>interiore,</strong> l&#8217;uomo entra in rapporto e in sintonia con tutto ciò che sta dentro di lui, nel suo essere profondo: e il mondo dell&#8217;anima, dello spirito,<em> </em>dell&#8217;intuizione, della creatività. In<em> </em>questo modo la persona scopre i<em> </em>valori dell&#8217;interiorità, del silenzio,<em> </em>della riflessione, della contemplazione, della poesia; in una parola,<em> </em>diventa un essere spirituale non nel<em> </em>senso che vive nelle nuvole, in<em> </em>modo disincarnato dalla realtà, ma<em> </em>con la profondità del proprio essere. Al contrario, l&#8217;uomo che non sa<em> </em>vivere questa dimensione interiore,<em> </em>vive soltanto in modo superficiale e vanitoso, si agita interiormente e rimane alla superficie di tutto.<em> </em></p>
<p>Attenzione, però:<strong> l’uomo </strong><strong>completo</strong> deve vivere in relazione con<strong> </strong>tutte e tre le dimensioni, che devono essere accettate e sviluppate<strong> </strong>contemporaneamente. Infatti:<strong> </strong></p>
<p>a) chi è <strong>soltanto</strong> <strong>figlio</strong> è portato a vivere e ad assumere atteggiamenti conservatori, si preoccupa soltanto di mantenere l&#8217;ordine o il disordine costituito, non partecipa alle lotte per la giustizia, non ama le novità e non sa guardare avanti;</p>
<p>b) chi è<strong> soltanto fratello</strong> contesterà i valori della disciplina, il sacrificio, l&#8217;autorità, oltre a quelli dello spirito e, cioè, preghiera, adorazione e silenzio;</p>
<p>c) chi è <strong>soltanto padre </strong>è portato a dominare sugli altri, non ammette che non si facciano cose senza il suo permesso, decide per ciò che a lui sembra giusto e lo impone, non favorisce con tale atteggiamento la partecipazione, la collaborazione e la condivisione, e rischia di rimanere solo, perché in lui prevale l’istinto del dominio e per esercitarlo presta volentieri il proprio ascolto alle calunnie, agisce con furbizia, e si lascia contagiare dai pregiudizi, dalle invidie e dalle gelosie ecc, che usa quando e come vuole.</p>
<p>Il guaio di oggi è che queste tre dimensioni sono vissute in concorrenza, invece di farle convivere perché si armonizzino a vicenda.</p>
<p>Inoltre, bisogna fare attenzione a non limitarsi alla dimensione soltanto spirituale, perché così si considera il proprio mondo interiore come comoda evasione dagli impegni concreti per la trasformazione del mondo, ci si ritira dalla storia, rinchiudendosi nel suo comodo mondo (7).</p>
<p>“Il nostro Santo non si chiuse alla storia: “il dramma degli uomini del suo tempo, combattuti da lotte fratricide, sottoposti a ingiustizie dai potenti, divisi da interessi particolaristici le vive sulla propria pelle….Francesco vive in radicalità la sequela Christi annunciando con la sua penitenza fino all’impossibile, il Vangelo della misericordia e della riconciliazione… Egli è un riconciliato con Dio e di Dio: si fa perciò compagno di viaggio in piena solidarietà con l’uomo peccatore, bisognoso di misericordi. La riconciliazione e la pace sono dei capitoli centrali nella vita del Paolano e costituiscono il frutto e la missione specifica della spiritualità dei figli” (8).</p>
<p><strong>Quali sono i valori che favoriscono la riconciliazione?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>1) La promozione del rispetto e della fiducia</strong>: nel nostro Santo Fondatore, questi due valori sono intimamente connessi l’uno all’altro e nascono dalla scelta di vita penitente; infatti, il nostro Santo ha dato il senso autentico dell’uomo, del rispetto dei suoi diritti, dell’amore alla sua persona che porta il sigillo della somiglianza con Dio e diventa così l’apostolo del primato della persona all’interno di ogni questione.</p>
<p><strong>a) </strong><strong>il principio del rispetto della persona che è immagine di Dio</strong>: afferma il nostro Fondatore “a nessuno costituito in autorità è lecito umiliare e opprimere il fratello”, principio che Francesco ha attuato trattando tutti con rispetto e mitezza, anche quando ha dovuto esprimersi in toni di rimprovero o ha dovuto minacciare la giusta punizione al colpevole;</p>
<p><strong>b) </strong><strong>il principio della riabilitazione di chi ha sbagliato: </strong>afferma il nostro Santo Fondatore “si deve cercare l’emendazione, non l’afflizione del colpevole”, per cui dinanzi alla persona che ha sbagliato, non ci si può fermare solo con un atteggiamento di giusti, ma è necessario unire a esso la misericordia, perché la fredda giustizia è stata superata dall’amore cristiano e il nostro Santo, convinto di questo principio, tratta i colpevoli con grande carità, disposto sempre con grande misericordia, a stringergli le braccia al collo, premiando così la loro buona volontà di conversione e, il convertito, ritorna a essere una persona nuova e ri-creata, con gli stessi diritti e doveri, che aveva prima dell’errore;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>2) </strong><strong>la Carità come vita:</strong> il nostro Santo Fondatore è il santo della Carità, che egli vive sia nella sua dimensione trascendente (amore verso Dio) che nella dimensione orizzontale (amore verso i fratelli). La dimensione trascendente della carità è stata da Lui vissuta come scelta radicale di Dio, per cui tutto nella sua vita è stato organizzato e orientato verso Dio e i valori trascendenti, senza che questo significasse disprezzo e condanna nei confronti delle realtà di questo mondo; la dimensione orizzontale è stata vissuta da Lui, come uomo per gli altri, con il principio che l’uomo è immagine di Dio, che ha una dignità sacra che nessuno può calpestare e solo il rispetto di questo principio rende più facile il perdono, la riconciliazione, l’accoglienza e il servizio. La carità sia nei confronti di Dio sia nei confronti del prossimo, il nostro Santo l’ha vissuta in maniera radicale e sono sue le espressioni “amare con cuore perfetto” e “avere carità perfetta”, che stanno a evidenziare l’impegno radicale, con il quale ha vissuto questo grande valore, che è la perfezione della proposta cristiana (9).</p>
<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>“I Minimi, nella Chiesa e nella società, dietro l’esempio di Francesco, hanno il mandato di raggiungere la periferia, come il centro e andare in avanscoperta lì dove l’egoismo dell’uomo ne mina la dignità ed è in pericolo la stessa convivenza civile.  Essere messaggeri di riconciliazione significa percorrere le medesime strade del Maestro che prediligeva pubblicani e peccatori e per essi ha dato la vita” (10).</p>
<p>Ancora, “nell’odierna società tanti sono i contrasti e le situazioni di morte, ma nello stesso tempo vi è lo sforzo per superare le forme di non vita e di conflitto. La famiglia dei Minimi annuncia al mondo di essere comunità di riconciliati e nello stesso tempo indica la meta del pellegrinaggio terreno…. Il frate minimo stimola il mondo a un profondo rinnovamento e sul non ancora compiuto” (11).</p>
<p>Oggi siamo chiamati a essere “predica salutare” (12) perché la Chiesa e la società chiedono dei testimoni che sentano e vivano l’amore per essi e siano disposti a pagare di persona e a rischiare tutto per la causa del Regno: il nostro Fondatore non ha amato mai i grandi discorsi, non ha mai fatto pubbliche proteste dai pulpiti, ma, da autentico profeta, con la sua vita ha annunciato la necessità di un serio ritorno a Dio, e ciò non imponendo schemi con la forza e a tutti i costi, ma vivendo in radicalità il Vangelo con l’esempio della sua buona vita e solo così si diventa testimoni credibili in un mondo che cambia in modo vertiginoso!<!--more--></p>
<p>Note:</p>
<p>1)                    <strong>L. Roy</strong>, <em>Riconciliazione</em>, in Dizionario di Teologia Biblica, a cura di  Xavier Leon-Dufour, Genova, Marietti, 1971, pp. 1074-1077.</p>
<p>2)                    <strong>Centro Vocazionale Generale dell’Ordine dei Minimi, </strong><em>Piano di Pastorale Vocazionale</em>,  Roma, 1992, p. 85.</p>
<p>3)                    <strong>Ibidem, </strong> p. 86.</p>
<p>4)                    <strong>Giovanni Cozzolino</strong>, <em>Come amare i nemici secondo San Francesco di Paola</em>, Falco, Cosenza, 2008.</p>
<p>5)                    <strong>Giovanni Cozzolino, “San Francesco di Paola e l’Ordine dei Minimi a Corigliano Calabro dal 1476 al 2010, </strong>Progetto 2000, Cosenza 2011, p. 58.</p>
<p>6)                    <strong>Centro Vocazionale Generale dell’Ordine dei Minimi, </strong><em>op. c.,</em> p. 64.</p>
<p>7)                    <strong>Giovanni Cozzolino</strong>,  <em>Per una teologia della radicalità</em>, in Comunità, n. 1/2011 pp. 12-15.</p>
<p>8)                    <strong>Centro Vocazionale Generale dell’Ordine dei Minimi, </strong><em>Piano di Pastorale Vocazionale</em>,  Roma 1992, p. 62- 63.</p>
<p>9)                    <strong>Equipe di Pastorale Giovanile del Santuario di Paola</strong>, <em>La mobilitazione delle coscienze</em>, Paola, 1991, p. 291 e p.297.</p>
<p>10)                 <strong>Centro Vocazionale Generale dell’ Ordine dei Minimi, </strong><em>op. c.</em> ,  Roma 1992, p. 65.</p>
<p>11)                 <strong>Ibidem</strong>, p. 64.</p>
<p>12)                 Tutte le frasi di San Francesco di Paola sono tratte da <em>Alle sorgenti del Carisma Minimo- Le Fonti Minime</em>, a cura di Giovanni Cozzolino, Lamezia Terme, edizioni minime, 2002.</p>
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		<title>Verbale e programmazione anno pastorale 2011-2012 della CGPGM</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 06:47:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PGCozzolino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Prot. 14/ 2012 Al Rev.mo P. Generale P. Francesco Marinelli Al M. R.P. Provinciale di Paola P. Rocco Benvenuto Al M.R.P. Provinciale di Napoli P. Damiano La Rosa Al M.R.P. Provinciale di Genova P. Alvise Simonelli Al Rev.do P. Mario Savarese, vice –delegato generale Ai Superiori dell’Ordine Ai Membri della CGPGM Sabato 22 ottobre 2011, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><strong> Prot. 14/ 2012</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Al Rev.mo P. Generale P. Francesco Marinelli</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><a href="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/logo-consulta-c4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4738" title="logo consulta c" src="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/logo-consulta-c4.jpg" alt="" width="170" height="170" /></a>Al M. R.P. Provinciale di Paola P. Rocco Benvenuto</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Al M.R.P. Provinciale di Napoli P. Damiano La Rosa</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Al M.R.P. Provinciale di Genova P. Alvise Simonelli</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Al Rev.do P. Mario Savarese, vice –delegato generale</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Ai Superiori dell’Ordine</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Ai Membri della CGPGM</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Sabato 22 ottobre 2011, come da lettera di convocazione, nella chiesa conventuale di San Francesco di Paola in Corso Plebiscito Cosenza, alle ore 12:00 ha avuto inizio l’incontro della Consulta Generale di Pastorale Giovanile Minima. Presenti: P. Giovanni Cozzolino, P. Alfonso Longobardi, Fra Taras Yeher, giovani universitari e animatori giovanili provenienti dall’Abruzzo, dalla Puglia, da Roma, da Corigliano Calabro, da Paterno Calabro, da Lamezia Terme- Nicastro, da Lamezia Terme- Sambiase, da Lappano (C), da Soriano Calabro, dall’ Unical di Cosenza e dalle ore 15,30 P. Marco Gagliardi, delegato Provinciale dell’ Equipe di Pastorale Giovanile e Vocazionale della Provincia San Francesco di Paola, insieme ad un giovane di Lamezia Terme-Sambiase. Dopo la preghiera allo Spirito Santo e al nostro Santo Fondatore, il P. Delegato Generale ha presentato il programma annuale delle attività della CGPGM  che fissa i suoi appuntamenti  tenendo conto della concomitante  celebrazione del 50° Anniversario della Proclamazione del nostro Santo quale Patrono della Calabria da parte del Beato Giovanni XXIII, il quale lo ha definito Lumen Calabriae e altre iniziative in Italia sempre incentrate sull’incontro con Gesù Cristo, alla scuola di Francesco di Paola. Partendo dall’attualità ecclesiale, sociale, politica che si sta vivendo nella nostra società, il tema scelto come progetto formativo di riferimento per l’intera programmazione delle attività del nuovo anno pastorale è il seguente: “Amate la pace…Amate il Bene Comune” (San Francesco di Paola). Tale programmazione è già pubblicata sul sito <a href="../../">www.giovaniminimi.it</a> con il seguente titolo “Riconciliati per riconciliare: Amate la Pace… Amate il Bene Comune”. Attorno a tale tema si concentreranno sia gli incontri formativi, sia gli incontri di preghiera, sia la Marcia della Penitenza, sia il 2° Meeting dei Giovani Minimi e sia gli appuntamenti annuali in varie città. Avendo il Delegato Generale, considerato che nel 2012 scadrà il mandato ricevuto dal Rev.mp P. Generale P. Francesco Marinelli e sua curia, affermato che intendeva prendere impegni fino alla celebrazione del Capitolo Generalizio, il P. Marco Gagliardi è intervenuto incoraggiando a progettare e a programmare tutto l’anno pastorale, a prescindere dalla celebrazione del Capitolo Generalizio, ove ci si augura che la pastorale giovanile e vocazione sia uno dei temi della massima Assise dell’Ordine: all’unanimità ci si è impegnati a portare a compimento gli impegni che si presi.<span id="more-4737"></span></p>
<p>Inoltre, il P. Delegato Generale ha ringraziato vivamente e con tutto il cuore i giovani e gli animatori presenti  per la loro gratuità e assiduità nel partecipare agli incontri, con grande spirito di sacrificio e penitenza , specialmente in questo triennio, nonostante le difficoltà ed ha elogiato il loro credere fortemente che “A chi ama Dio tutto è possibile”: grazie al Signore e al nostro Santo Fondatore la Consulta è un organismo vivo dell’Ordine dei Minimi da ben 11 anni con fedeltà e perseveranza! E’ difficile, infatti, ripartire dopo un inevitabile ricambio generazionale dei giovani della Consulta (tanti ormai adulti e sposati), dopo ritiri di alcuni, dopo la mancanza di una sede ecc. Infine, cha citato un passo del Piano di Pastorale Vocazionale dell’ Ordine dei Minimi: “I Minimi, nella Chiesa e nella società, dietro l’esempio di Francesco, hanno il mandato di raggiungere la periferia, come il centro e andare in avanscoperta lì dove l’egoismo dell’uomo ne mina la dignità ed è in pericolo la stessa convivenza civile.  Essere messaggeri di riconciliazione significa percorrere le medesime strade del Maestro che prediligeva pubblicani e peccatori e per essi ha dato la vita”. Il Delegato Generale, perciò, ha sottolineato che quest’anno i Giovani Minimi hanno il compito di andare “in avanscoperta lì dove l’egoismo dell’uomo ne mina la dignità ed è in pericolo la stessa convivenza civile”, tenendo conto che ci troviamo davanti alla prima generazione incredula nella storia cristiana dell’ Occidente e che siamo in pena emergenza educativa, ma che con lo stile semplice, umile e caritatevole del nostro Santo Fondatore, si vuole iniziare ad evangelizzare come faceva il nostro Santo a partire dal racconto della passione, morte e risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo (a questo racconto fondamentale della nostra fede i giovani sono molto sensibili e non indifferenti) e, poiché i giovani non frequentano la chiesa, si andrà  nei loro ambienti. Si è passato a riflettere e a decidere insieme i  punti messi all’ Ordine del giorno ed è emerso quanto segue:</p>
<p>a) riprendere i Percorsi Minimi di fede all’ Unical sulla Mobilitazione delle coscienze, ma con uno stile nuovo e per favorire  maggiormente la partecipazione si cercherà una sede presso l’Università che sia punto di incontro per tutti ogni mercoledì dalle 18,30 in poi: i Percorsi si concluderanno a maggio con un Convegno su San Francesco di Paola, i giovani e la Calabria;</p>
<p>b) per l’Organizzazione della X Marcia della Penitenza si è deciso quanto segue:</p>
<p>- il tema: “Amate la Pace…. Amate il Bene Comune” (San Francesco di Paola)</p>
<p>- come preparazione alla Marcia verranno inviate quattro schede: Il Bene Comune e la Chiesa; il Bene Comune e San Francesco di Paola; il Bene Comune in alcuni ambienti giovanili; Il Bene Comune e i Giovani;</p>
<p>- soffermarsi lungo il tragitto della Marcia per la riflessione unita ad gesto sul tema da dare ai partecipanti;</p>
<p>- il Kit sarà così formato: il sussidio “Viviamo in semplicità la quaresima giorno per giorno con Francesco di Paola”,” la Via Crucis Penitenziale”, “Il Santo Rosario Minimo”, ed un oggetto che simboleggi la luce ‘Lumen Calabriae’; il tutto in una confezione cellofanata e in numero di 1000 per evitare sprechi e da prenotarsi in anticipi al costo di Euro 1,00; per tutti gli altri solo il sussidio sulla Marcia e la Veglia di preghiera; ecc.</p>
<p>c) in collaborazione con il Mercatoys si organizzeranno (che offre il 10% di sconto sui giocattoli acquistati e un buono di 50 Euro ai tre vincitori, e in più 3 pezzi del Crest ufficiale della CGPGM dedicato a San Francesco di Paola Patrono della Calabria alla scuola dei vincitori), dei Concorsi di disegno e poesia dedicati ai ragazzi e alla loro creatività sul tema “San Francesco di Paola Patrono della Calabria” nelle seguenti città:</p>
<p>- Lamezia Terme, ove al termine del Concorso, verrà donato all’ Aeroporto di Lamezia Terme  il Braciere di San Francesco di Paola, opera lignea dell’ artista lametino Tonino Caporale, che ha preparato il V Centenario del Beato Transito del nostro Santo Fondatore e accolto in oltre 60 città italiane con l’apporto dei Giovani della CGPGM;</p>
<p>- Corigliano Calabro, ove al termine del Concorso, verrà posto un piccolo brano delle Lettera scritta dal Nostro Santo proprio al popolo di Corigliano, sul Ponte Canale;</p>
<p>- Provincia di Vibo Valentia, Provincia di Catanzaro, Provincia di  Reggio Calabria e Cosenza Città;</p>
<p>d) per quanto concerne il 2° Meeting dei Giovani Minimi si è deciso di tenerlo dopo ferragosto in un luogo da trovare anche in altre parti d’ Italia.</p>
<p>e) si è lanciata l’idea di far realizzare il manifesto ufficiale della Marcia ai giovani stessi dal titolo:  “Il manifesto della Marcia della Penitenza fallo tu: io partecipo alla Marcia della Penitenza per la Pace e per il Bene Comune!.</p>
<p>Il Delegato Generale</p>
<p>P. Giovanni Cozzolino                                                                                                   La Segretaria Generale</p>
<p>Antonella Torchiaro</p>
<p>Roma, 28 Ottobre 2011</p>
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		<title>Dedicato a tutti i Coriglianesi del Mondo: come comprare il mio nuovo libro!</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 06:14:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PGCozzolino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;San Francesco di Paola e l&#8217; Ordine dei Minimi a Corigliano Calabro (1476 &#8211; 2010) Carissimo P. Giovanni, grazie del tuo bello ed appassionato studio su “San Francesco di Paola e i Minimi a Corigliano. E’ uno studio che ti è costato tanta fatica ed esprime il tuo amore a S. Francesco e a Corigliano. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/copertina21.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3596" title="copertina2" src="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/copertina21-212x300.jpg" alt="" width="187" height="264" /></a><span style="color: #000080;">&#8220;San Francesco di Paola </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000080;">e l&#8217; Ordine dei Minimi </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000080;">a Corigliano Calabro (1476 &#8211; 2010)</span></p>
<p style="text-align: center;">
<p>Carissimo P. Giovanni,</p>
<p>grazie del tuo bello ed appassionato studio su “San Francesco di Paola e i Minimi a Corigliano. E’ uno studio che ti è costato tanta fatica ed esprime il tuo amore a S. Francesco e a Corigliano. Nel volume è presente una “documentazione preziosa e di prima mano” dato il tuo impegno in prima persona per il convento di Corigliano negli anni passati, ma poi non tanto lontani. Corigliano meritava questa tua fatica, presupposto per ogni altro lavoro su Corigliano e S. Francesco.</p>
<p>Ti ringrazio della tua amicizia e del tuo impegno anche nel campo culturale-sociale.</p>
<p>Sac. Dr, Giuseppe De Simone,</p>
<p>Docente di Teologia Patristica</p>
<p>Istituto Teologico Calabro</p>
<p>“S. Pio X” – Catanzaro</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=100001222442095">Pensiero del noto storico </a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=100001222442095">Pier Emilio Acri</a></p>
<div id="id_4de08eb41e1fe6c59227765" style="text-align: justify;">Caro  P. Giovanni, mia moglie legge e rilegge il Tuo libro.Tu hai dalla Tua qualcosa di bello che Ti unisce a noi due: l&#8217;AMORE  PER CORIGLIANO. Ti differenzi, però, da  una cosa: il tuo sorriso luminoso!  TI ABBRACCIO!</div>
<div style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><strong>Pensiero della grande storica</strong></span></span></div>
<div style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><strong>Teresa  Gravina Canadè</strong></span></span></div>
<div style="text-align: justify;">Mi congratulo con affetto sincero per il tuo libro. L&#8217;ho letto con attenzione  e mi è piaciuto. Bravo, padre Giovanni!</div>
<p>Per ordinarlo basta cliccare qui e ti verrà spedito subito!</p>
<p><a href="http://www.editorialeprogetto2000.it/Catalogo/Tralepaginedellastoria/Citt%C3%A0epaesidicalabria/SanFrancescodiPaolaelOrdinedeiMinimi/tabid/193/Default.aspx" target="_BLANK">http://www.editorialeprogetto2000.it/Catalogo/Tralepaginedellastoria/Citt%C3%A0epaesidicalabria/SanFrancescodiPaolaelOrdinedeiMinimi/tabid/193/Default.aspx</a></p>
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		<title>MgM: La bellezza di una scoperta: le nostre mani, le Sue radici !</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 17:06:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PGCozzolino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[La bellezza di una scoperta: le nostre mani, le Sue radici ! di Antonella e Serena “In questo è glorificato il Padre mio: che andiate e portate molto frutto” (Gv…), ma non c’è frutto senza seme, né seme senza albero, né albero senza radici, né radici senza agricoltore. Questo è sembrato essere il messaggio affidato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/bing-bang1.jpg"><br />
</a><img class="size-medium wp-image-4419 aligncenter" title="326513_239750989393502_100000758095093_580181_3631513_o-1" src="http://www.giovaniminimi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/326513_239750989393502_100000758095093_580181_3631513_o-11-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /><strong>La bellezza di una scoperta: le nostre mani, le Sue radici !</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>di Antonella e Serena</em><strong><br />
</strong></p>
<p>“In questo è glorificato il Padre mio: che andiate e portate molto frutto” (Gv…), ma non c’è frutto senza seme, né seme senza albero, né albero senza radici, né radici senza agricoltore. Questo è sembrato essere il messaggio affidato ai giovani dal Santo Padre Benedetto XVI durante la veglia di preghiera all’aeroporto di Quatro Vientos.</p>
<p>E’ per questo che abbiamo deciso di riunirci in questi giorni lasciandoci piacevolmente provocare e stimolare dal tema di questa XVI edizione della gmg di Madrid: “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” (Col. 2,7). Il Parco della Mondialità di Gallico a farci da cornice, S. Francesco di Paola a farci da compagno di viaggio e la bellezza di scoprirsi radici di Cristo a fare da motore al nostro cammino. Una bellezza talmente irresistibile da farci uscire dalle nostre realtà così diverse per farci incontrare e vivere in relazione la stessa esperienza: come la vite si serve dei tralci per portare frutto, così Dio si serve delle nostre mani per costruire e operare nella quotidianità. Mani che si scoprono prolungamento di quelle di Dio, mani che hanno bisogno di altre mani, mani che radicandosi l’una nell’altra trovano il coraggio di mettersi in viaggio e volare in alto. Solo così nulla potrà fermarle, perché salde nella fede. Questo, dunque, il regalo di questi giorni: siamo amati e possiamo amare anche attraverso le nostre mani.</p>
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