S. Francesco di Paola: emigrante!

frequenza 2S. Francesco di Paola:  emigrante!

 

di P. Giovanni Cozzolino, O.M.

 

 

            Emigrare é sempre una difficile realtà che, se non é vista con gli occhi di Dio, diventa dolorosa e triste da vivere.

 

            Infatti, a livello umano tanti sono i motivi che spingono a lasciare la propria terra per vivere una vita dignitosa e, anche se ciò non dovrebbe accadere, perché ogni uomo ha diritto di vivere la propria vita nella sua terra, se leggiamo il tutto secondo la volontà di Dio, allora non solo comprendiamo che tutto ciò é disegno di Dio, ma ci viene rivelato, in modo particolare che, in fondo, essendo tutti fratelli, siamo tutti  un popolo senza confine: il popolo di Dio, che è Padre di tutti!

 

            Certo, il dispiacere di lasciare la propria terra e i propri cari si avverte con facilità.

 

            Anche Francesco di Paola ha sofferto tutto ciò, quando ai suoi confratelli, almeno vent’anni prima di recarsi in Francia, diceva ai suoi religiosi: “Che sarebbero partiti per un paese lontano; non avrebbero capito la lingua del paese né gli uomini di quel paese avrebbero capito la loro. Questa è la volontà di Dio”.

 

            Ma la sofferenza umana, subito diventa abbandono amoroso al progetto di Dio, per cui, appena Francesco comprende che ciò è la volontà di Dio Padre, a 67 anni, lascia la sua Calabria e si reca in Francia.

 

            E il comprendere che, in fondo, Dio vuole da noi la costruzione di un mondo nuovo ovunque ci troviamo, rende addirittura bella l’esperienza di essere lontani dalla propria terra: infatti, Francesco diventa Uomo di Dio, ricercato da tutti coloro che volevano fare esperienza autentica di Dio.

 

            Per questo, consiglio a tutti gli emigranti di leggere la loro storia sempre con gli occhi di Dio, comprendendo così che il Signore ha affidato loro una grande e bellissima missione: essere ambasciatori del suo amore, dei veri valori, di una vita autenticamente umana e cristiana, ovunque si trovino per costruire insieme un mondo d’amore e di fratellanza.

 

            E per questo motivo non si è più emigranti, ma strumenti d’amore nelle mani del Signore, che ha bisogno di noi per farsi conoscere da ogni uomo in ogni angolo della terra: e in questa stupenda avventura, Francesco di Paola è davvero nostro compagno di viaggio, perché proprio lui, con la sua vita e la sua testimonianza, ci insegna che non siamo mai stranieri, ma pellegrini di Dio perché tutti fratelli, in quanto figli di un’ unico Dio, che è Padre di tutti.

 

            Sappiamo, però, che la nostalgia della terra natia, spesso può avvolgere l’animo di chi, comunque, sente la mancanza della sua terra: anche Francesco di Paola, sognava di rientrare nella sua Calabria, ma ciò non si poté realizzare perché il disegno di Dio era di farlo diventare strumento del suo amore in terra straniera, e a questo disegno Francesco si abbandona con grande fede: “Possedeva la fede dei Patriarchi, per il fatto che abbandonò la patria e gli amici a somiglianza di Abramo, al quale ordinò il Signore: ‘Esci dalla tua terra e dai tuoi parenti’”.

 

            E se oggi é più facile realizzare ciò, per la facilità dei mezzi di trasporto, il tutto viene superato se si comprende un’altra stupenda realtà: in fondo, siamo tutti pellegrini verso la Patria Celeste, dove tutti saremo un popolo senza confine, unito nell’amore con Dio e tra di noi per sempre.  E questo è il Paradiso!

 

            E, allora, auguro a tutti gli emigranti di tenere sempre presente questo sogno di Dio, di farlo diventare il proprio sogno, perché se tutti saremo uniti in questo sogno, costruiremo, con l’aiuto di  Francesco di Paola, il santo degli emigranti, un nuovo mondo senza confini già in questa terra per poi meritarlo pienamente nell’eternità.

 

 

 

 

 

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