A Corigliano Calabro “Semplicemente Quaresima” con San Francesco di Paola!

San Francesco di Paola:
il Santo della vita quaresimale

di P. Giovanni Cozzolino, O.M.

Francesco di Paola ha basato la sua azione sull’appello di Gesù all’inizio della missione pubblica: “Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino” (Mc 1, 15); appello da lui tra- dotto con l’invito: “Pentitevi e correggetevi del male passato e ritornate a Dio, che vi aspetta a braccia aperte”.

Su questa esigenza fondamentale egli ha costruito l’esperienza personale e la proposta di vita per quanti hanno voluto seguirlo, sollecitando anche certe forme ascetiche, soprattutto il digiuno, l’astinenza e la sobrietà nell’uso delle cose terrene, per facilitare il raggiungimento dell’obiettivo del bene, sia nel rapporto con Dio che in quello con i fratelli.

La mortificazione volontaria, infatti, frena l’egoismo, che è alla radice di ogni male, e libera il cuore dell’uomo perché si apra all’amore, passando anche per la strada del per- dono e della riconciliazione.

E’ stato questo presupposto a fare di Francesco un protagonista di primo piano nel portare pace nelle vicende sociali e politiche del suo tempo, sia quelle più semplici, a livello di relazioni interpersonali, sia quelle più complesse, a livello politico nei rapporti tra gli Stati.

Con la prima comunità di eremiti a Paola egli vive nella preghiera e nell’ascesi.

Attorno a loro si crea immediatamente un movimento di riconciliazione, che fa supera- re l’odio tra le persone, portandole sulla strada del perdono, da lui chiesto in una forma piena e definitiva, “fino a dimenticare il torto ricevuto”.

Il fatto non meraviglia, perché all’eremo la penitenza vissuta è anche proposta di vita in un piano articolato di ideali evangelici che conducono alla liberazione dall’odio e all’incontro fraterno sulla base del dialogo e del rispetto reciproco.

Gli spostamenti per la Calabria e per il regno di Napoli danno a Francesco l’occasione per portare, con la parola e la testimonianza, il suo ideale di vita e la molla della sua azione, cioè la conversione del cuore; l’accoglienza di questo annuncio crea immediatamente le premesse della pacificazione tra le persone, tra famiglie, tra gruppi contrapposti a causa delle guerre di supremazia degli Stati in Italia. Egli sposa la causa della giustizia e della liberazione degli oppressi e prende le difese dei poveri contro lo strapotere dei nobili e dei ricchi. Osa alza-

re la voce anche contro il re di Napoli e osa rimproverare lo stesso Luigi XI, re di Francia. Corre per questo il pericolo di essere arrestato.

Ma il suo genere di vita penitente, che lo ha liberato da ogni vincolo egoistico con se stesso, gli altri e le cose, gli fa superare la paura e lo rende interlocutore temuto dei potenti.

Nel 1479 scrive al re di Napoli, richiamandone l’attenzione sul pericolo incombente di una invasione da parte dei Turchi delle coste del regno.

Quando questi ultimi sbarcano ad Otranto nel 1480, egli rimane chiuso nella sua cella, pregando e digiunando.

Giunto in Francia nel 1483, questo suo messaggio di conversione del cuore, reso credi- bile da una vita segnata dall’ascesi più rigorosa, esercita un benefico influsso sulle vicende dell’Europa del tempo. Stando alla corte di Tours dal 1483 al 1507, accanto a tre sovrani, Luigi XI, Carlo VIII e Luigi XII, che lo venerano molto, soprattutto Carlo VIII, S. Francesco si trovò praticamente ai vertici della diplomazia europea. Lo intuì molto bene la Santa Sede, che gli affidò diversi incarichi.

Con il re di Francia tratta, a favore del Papa, il problema della Prammatica Sanzione;

la questione del versamento delle decime per la guerra contro il turco, sospeso nel 1478; la restituzione del contado di Valentinois; la pubblicazione della Bolla di interdetto contro Venezia; la restituzione al Re di Spagna delle Contee di Roussillon e di Cerdagna con il trattato di Borgogna; la pace con il Ducato di Bretagna, suggerendo il matrimonio del re Carlo VIII con Anna di Bretagna.

Nel 1489, quando il conflitto tra Innocenzo VIII e Ferrante d’Aragona raggiunse la punta più alta, Francesco si adoperò perché Carlo VIII scegliesse la strada della diplomazia per risolverlo.

Alessandro VI gli affidò la missione di dissuadere Carlo VIII a muovere guerra alla Spagna e a riconciliarsi con Ferdinando V d’Aragona. Francesco portò a termine la missione e il 24 novembre 1497 ad Alcalà de Hènarès fu siglata la tregua tra Francia e Spagna.

Quando nel 1494 Carlo VIII scende in Italia per rivendicare i diritti di successione sul regno di Napoli e organizzare una nuova crociata contro i Turchi, l’Eremita di Paola segue con molta trepidazione gli avvenimenti, digiunando e raccogliendosi in preghiera.

 

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