In sintonia con Papa Francesco a Paola per la Marcia della Penitenza per la pace nel mondo!

In sintonia con Papa Francesco a Paola per la Marcia della Penitenza per la pace nel mondo!

di P. Giovanni Cozzolino,O.M.

La Famiglia Minima, con questa iniziativa, vuole:

• testimoniare che la pace tra i popoli è un patrimonio che appartiene a tutta l’umanità: essa, infatti, è alla base di tutte le grandi tradizioni religiose;

•far comprendere che la pace rappresenta il miglior metodo di riconciliazione tra i popoli. È proprio grazie a questa che ciascuno è capace di vedere e scorgere i propri limiti e, di conseguenza, impara ad accettare quelli dell’altro;

• far tesoro dell’esempio di San Francesco di Paola che ci insegna come la pace tra i popoli non possa essere costruita con gli eserciti, poiché è assurda una pace imposta con la forza, e nemmeno con la prevaricazione di alcuni grandi sistemi economici che tendono ad affermare senza scrupoli i propri interessi sulle popolazioni più deboli. L’unico modo per ottenere la pace tra i popoli nel mondo, è che si dichiari illegittima qualsiasi guerra e, sull’esempio del nostro Santo, si preghi facendo penitenza, cosa che è gradita al Signore che ama ogni uomo che ha il cuore penitente;

• esprimere che la pace tra i popoli è il progetto cosciente da realizzarsi innanzitutto all’interno del nostro cuore, riscoprendo la natura divina che è in ciascuno di noi (amare il nemico), soprattutto nei momenti in cui prevale l’aspetto umano (odiarlo). L’impegno, allora, è quello di lavorare ogni giorno su noi stessi per educarci all’amore che vince ogni cosa;

• risvegliare, come ha affermato Giovanni Paolo II, «l’autocoscienza ed imprimere un nuovo impulso missionario all’annuncio dell’eterno messaggio di salvezza, di pace e di reciproca concordia tra i popoli e le nazioni, al di là di tutte le frontiere che ancora dividono il nostro pianeta destinato, per volontà di Dio creatore e redentore, ad essere dimora comune per l’intera umanità»;

• impegnarsi a realizzare ciò che Benedetto XVI ha affermato nel messaggio di presentazione dell’enciclica Deus caritas est: «Tutti insieme possiamo attuare questo progetto di armonia e di pace, cessando l’azione distruttrice dell’odio, della violenza, della guerra. Bisogna, però, fare una scelta schierandosi dalla parte del Dio dell’amore e della giustizia»;

• vogliono essere «avvocati difensori del rispetto, della tolleranza e della solidarietà.

– Quest’anno Papa Francesco ha annunciato, per il 23 febbraio, Giornata di preghiera e digiuno per la pace in particolare “la offriremo in particolare per le popolazioni della Repubblica Democratica del Congo e del Sud Sudan”, ricordando “il tragico protrarsi di situazioni di conflitto in diverse parti del mondo” e come in altre occasioni simili, ha invitato anche i fratelli e le sorelle non cattolici e non cristiani ad associarsi a questa iniziativa nelle modalità che riterranno più opportune.Il nostro Padre celeste – ha detto il Santo Padre – ascolta sempre i suoi figli che gridano a Lui nel dolore e nell’angoscia, risana i cuori affranti e fascia le loro ferite”. Rivolgo un accorato appello perché anche noi ascoltiamo questo grido e, ciascuno nella propria coscienza, davanti a Dio, ci domandiamo: “Che cosa posso fare io per la pace?”. Sicuramente possiamo pregare; ma non solo: ognuno può dire concretamente “no” alla violenza per quanto dipende da lui o da lei. Perché le vittorie ottenute con la violenza sono false vittorie; mentre lavorare per la pace fa bene a tutti! –

–  Le speranze della marcia di quest’anno sono incentrate sullo slogan Amate la pace… Amate il bene comune (San Francesco di Paola, dalla Lettera alla città di Corigliano Calabro) e il tema vuole contribuire a mobilitare le coscienze sull’amore sempre incessante alla pace per diffondere una cultura di riconciliazione ed un effettivo amore al bene comune da parte di tutti, in questo momento di grave crisi che sta vivendo la nostra società. Per amare la pace bisogna impegnarsi tutti per essere liberi da:

• una criminalità organizzata: che perverte la mente e il cuore di tanti giovani, soffoca l’economia, deforma il volto autentico del Sud;

• un’economia illegale: come l’usura, l’estorsione, l’evasione scale, il lavoro nero, ecc.;

• la disoccupazione: che tocca in modo preoccupante i giovani e si riflette pesantemente sulla famiglia, cellula fondamentale della società;

• l’emigrazione giovanile: il usso migratorio dei giovani, soprattutto fra i venti e i trentacinque anni, verso il Centro-Nord e l’estero, è la risultante delle emergenze accennate e ai giovani bisogna far comprendere che loro sono i protagonisti di un Sud e di una Calabria migliore, e che tutto ciò è questione di cultura e di una nuova mentalità e che non bisogna andare a cercare lontano un pezzo di terra pulita su cui mettere i piedi, ma produrla dove ci troviamo. Per amare il bene comune bisogna impegnarsi nel:

• favorire una cultura della cittadinanza, del diritto, della buona amministrazione e della sana impresa;

• puntare in un rinnovato impegno serio e coerente nei diversi settori dell’agire sociale e nella politica, come servizio al bene comune;

• essere veri protagonisti e testimoni di libertà: i giovani del Sud san- no bene che cosa signi chino omertà, favori illegali consolidati,  pressione criminale, territori controllati, paure diffuse, itinerari protetti, ecc.;

• i giovani del Sud sanno anche che le idee, quando sono forti e ven- gono accompagnate da un cambiamento di mentalità e di cultura, possono vincere i fantasmi della paura e della rassegnazione e favorire una maturazione collettiva in una prospettiva di impegno per il cambiamento e per testimoniare la libertà nel e del Mezzogiorno;

• l’esigenza di investire in legalità, ducia e rettitudine: lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e politici che viva- no fortemente nelle loro coscienze l’appello del bene comune.

L’impegno di San Francesco di Paola per la pace

San Francesco di Paola ha basato la sua azione sull’appello di Gesù all’inizio della missione pubblica: «Convertitevi perché il Regno dei cieli è vicino» (Mc 1,15). Appello che San Francesco ha tradotto con l’invito: «Pentitevi e correggetevi del male passato e ritornate a Dio, che vi aspetta a braccia aperte». Su questa esigenza fondamentale egli ha costruito l’esperienza per- sonale e la proposta di vita per quanti hanno voluto seguirlo, sollecitando anche certe forme ascetiche, soprattutto il digiuno, l’astinenza e la sobrietà nell’uso delle cose terrene, per facilitare il raggiungimento dell’obiettivo del bene, sia nel rapporto con Dio che in quello con i fratelli.

La mortificazione volontaria, infatti, frena l’egoismo, che è alla radice di ogni male, e libera il cuore dell’uomo perché si apra all’amore, passando anche per la strada del perdono e della riconciliazione. È stato questo presupposto a fare di Francesco un protagonista di primo piano della pace nelle vicende sociali e politiche del suo tempo, sia quelle più semplici, a livello di relazioni interpersonali, sia quelle più complesse, a livello politico nei rapporti tra gli stati.

Con la prima comunità di eremiti a Paola egli vive nella preghiera e nell’ascesi. Attorno a loro si crea immediatamente un movimento di ri- conciliazione, che fa superare l’odio tra le persone, portandole sulla strada del perdono, che Francesco chiede in una forma piena e de nitiva, « no a dimenticare il torto ricevuto». Il fatto non meraviglia, perché all’eremo la penitenza vissuta è anche proposta di vita in un piano articolato di ideali evangelici che conducono alla liberazione dall’odio e all’incontro fraterno sulla base del dialogo e del rispetto reciproco. Anche i suoi spostamenti per la Calabria e per il Regno di Napoli, nel momento in cui gli danno occasione, con la parola e la testimonianza di vita, di portare l’annuncio della conver- sione del cuore, creano immediatamente le premesse della paci cazione tra gruppi contrapposti a causa delle guerre di supremazia degli Stati in Italia.

 

Nel 1479 scrive al re di Napoli, richiamandone l’attenzione sul pericolo incombente di un’invasione da parte dei turchi delle coste del Regno. Quan- do questi ultimi sbarcano ad Otranto nel 1480, egli rimane chiuso nella sua cella, pregando e digiunando. Quando poi si porta in Francia nel 1483, il suo messaggio, reso credibile da una vita segnata dall’ascesi più rigorosa, ha il suo bene co in usso sulle vicende dell’Europa del tempo. Stando alla corte di Tours dal 1483 al 1507, accanto a tre sovrani, Luigi XI, Carlo VIII e Luigi XII, che lo venerano molto, soprattutto Carlo VIII, San Francesco di Paola si trovò praticamente ai vertici della diplomazia europea. Lo intuì molto bene la Santa Sede, che gli af dò diversi incarichi.

Con il re di Francia tratta, a favore del papa, il problema della Prammatica Sanzione; la questione del versamento delle decime per la guerra contro il turco, sospeso nel 1478; la restituzione del contado di Valentinois; la pub- blicazione della bolla di interdetto contro Venezia; la restituzione al re di Spagna delle contee di Roussillon e di Cerdagna con il trattato di Borgogna; la pace con il ducato di Bretagna, suggerendo il matrimonio del re Carlo VIII con Anna di Bretagna.

Nel 1489, quando il con itto tra Innocenzo VIII e Ferrante d’Aragona raggiunse la punta più alta, Francesco si adoperò perché Carlo VIII scegliesse la strada della diplomazia per risolverlo. Alessandro VI gli affidò la missione di dissuadere Carlo VIII a muovere guerra alla Spagna e a riconciliarsi con Ferdinando V d’Aragona. Francesco portò a termine la missione e il 24 novembre 1497 ad Alcalà de Hènarès fu siglata la tregua tra Francia e Spagna.

Quando nel 1494 Carlo VIII scende in Italia per rivendicare i diritti di successione sul Regno di Napoli e organizzare una nuova crociata contro i turchi, l’eremita di Paola segue con molta trepidazione gli avvenimenti, digiunando e raccogliendosi in preghiera. È questo legame tra proposta penitenziale e cambiamento sociale, politico ed economico, rilevato nell’esperienza di San Francesco, a spingere verso l’iniziativa della Marcia della penitenza. Essa vuole essere così un forte richiamo alla comprensione e all’accettazione di tale legame. Giovanni Paolo II e oggi Papa Francesco, per scongiurare il pericolo della guerra, ha chiesto una giornata di digiuno lo scorso mercoledì delle ceneri. Quale sarà il motivo di questa richiesta se non la consapevolezza del legame che intercorre tra la penitenza e la pace? Il digiuno a che cosa tende se non alla conversione del cuore e al rinnovamento della vita?

Digiunando, il credente certamente offre a Dio un sacri cio, ma mette in atto anche un processo educativo che lo porta alla conquista di alcuni valori. Su questo secondo aspetto la proposta del papa ha trovato consenso anche presso il mondo laico, che si è associato all’invito di Giovanni Paolo II digiunando assieme ai credenti. La pace, infatti, è un valore al quale bisogna educarsi. Non è un bene che può essere ottenuto gratuitamente. San Francesco di Paola diceva: «La pace è una santa mercanzia, che vale la pena acquistare a grande prezzo». Essa è una conquista per la quale bisogna lavorare e lottare, a partire dall’individuo. Non può esistere pace sociale, senza la pace del cuore.

Dinanzi al risveglio della coscienza mondiale nei confronti della pace, per cui si stanno moltiplicando in ogni parte del mondo cortei e manifestazio- ni per la pace, il credente crede di poter dire la sua proponendo un itinerario educativo verso la pace, che attinge i suoi contenuti proprio dalla proposta della penitenza evangelica. Non sfugge a nessuno che non sempre il paci smo ostentato da tanti gruppi è espressione di vera pace, ma forma di lotta politica, che certamente non può promettere e garantire la pace. Solo una pace che par- te dal rinnovamento delle coscienze è una pace possibile e sicura; e il cristiano sa che questa pace è raggiungibile solo attraverso un cammino penitenziale che ha come suo obiettivo i valori che Gesù Cristo ci ha annunciato nel suo Vangelo. Occorre che noi cristiani la diciamo fortemente, apertamente e con convinzione questa verità. Per questo il 2 aprile si scende in piazza a Paola. Si comprende allora come la proposta penitenziale di San Francesco di Paola sia una via per ottenere la pace. La Marcia della penitenza a Paola, sua città natale, intende offrirlo come modello di impegno di pace, proprio perché quanto egli ha fatto per la pace non è scaturito da contingenze storiche, ma è stato il frutto necessario della sua scelta penitenziale. Essa lo ha reso un uomo libero, ricon- ciliato con Dio, con se stesso e con la natura. Per questo egli è stato strumento di liberazione anche per gli altri, e lavorare per la pace è in realtà una forma di liberazione. L’obiettivo della penitenza, infatti, è quello di rendere nuovi gli uomini, capaci di pensare, secondo il Vangelo, la vita, i suoi ideali, i suoi voleri, i rapporti da instaurare con gli altri.

La penitenza che San Francesco di Paola vive e propone è conversione di vita: «Coloro che accettano di far parte dell’Ordine dei Minimi, promet- tono la conversione del cuore e il cambiamento dei loro modi di agire». Tale cambiamento va alle radici del cuore dell’uomo: è liberazione dall’egoismo; è freno della cupidigia dell’avere e del potere; consente di prendere coscien- za delle vanità del mondo, le cui realtà passano fugaci come l’ombra, per cui l’uomo deve considerarsi come straniero e pellegrino, nella speranza di cam- minare spedito verso la comunione con Dio; apre al rispetto dell’altro e con- sente un dialogo che sa ascoltare e accogliere le esigenze dell’interlocutore.

Perciò le esortazioni a perdonarsi no a dimenticare il torto ricevuto, a non esercitare l’autorità come dominio, schiacciando le persone, ad onorarsi umilmente nella carità, ad essere benigni, modesti ed esemplari, a non giu- dicare gli altri, ma se stessi. Questo è il programma complesso ed articolato del messaggio di pace lanciato da San Francesco di Paola, tracciando per i suoi seguaci un cammino penitenziale. Questo è il cammino che la Marcia della penitenza vuole proporre il 2 aprile a Paola. Non sarà una marcia di pace contro qualcuno, ma una marcia per un progetto vero di pace, che, se accolto, trasformerà le coscienze e renderà veri costruttori di pace.

 

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