San Francesco di Paola, Santa Giovanna di Valois e il Terz’Ordine dei Minimi

San Francesco di Paola, Santa Giovanna di Valois e il Terz’Ordine dei Minimi

di Franca Avolio, terziaria minima

Santa Giovanna di Valois è stata dichiarata, insieme a San Francesco di Sales, patrona del Terz’Ordine dei Minimi, da Papa Paolo VI con il Breve Pontificio Omnes Quidem nel 1968, dunque cinquanta anni fa.

Prima di parlare brevemente della sua vita penso che è doveroso esprimere sentimenti di gratitudine e lode al Signore per averci dato e fatto conoscere esempi di vita cristiani, come quello di Giovanna la cui spiritualità è ispirata al carisma minimo.

Tutti noi, ma specialmente le terziarie e i terziari del Terz’Ordine dei Minimi, dovremmo conoscere questi luminosi esempi per imitarne le virtù e per poi portare il loro messaggio nel mondo, dove operiamo quotidianamente e dove c’è bisogno di testimoni più che di maestri.

Questi nostri protettori, Giovanna di Valois e Francesco di Sales, entrambi terziari e patroni del Terz’Ordine, sono e devono essere per noi modelli di fede, speranza e carità.

Essi hanno proposto modelli di vita alla portata delle persone comuni immerse nelle difficoltà che la vita quotidiana propone in ogni tempo.

Sappiamo che Giovanna nasce in Francia a Nogent le Roi nel 1464.

Il padre era Luigi XI e la madre Carlotta di Savoia.

Come consuetudine per quei tempi, a due mesi dalla nascita (altri storici dicono a ventisei giorni dalla nascita) fu destinata dal padre, per motivi politici, ad essere la futura sposa del cugino Luigi II, duca d’Orleans.

C’è da dire che il padre, re Luigi XI fu molto deluso della nascita di Giovanna perché desiderava un maschio.

Giovanna crescendo non era di bell’aspetto ed era anche claudicante.

Crescendo dimostrò, però, di essere una donna pia, amava infatti pregare, conversare con la Vergine Maria e vivere in solitudine e quindi in contemplazione.

Il padre si oppose a questa vita pia che la figlia amava condurre aiutata e sostenuta dalla mamma.

Per impedire quindi una probabile vocazione religiosa, la separò ben presto dalla madre e l’affidò al cugino Francesco di Beaujeu, che aveva cinque anni e viveva nel castello di Liniees nel Berry.

Giovanna, comunque, veramente avrebbe desiderato consacrarsi a Dio e divenire monaca, ma la volontà del padre le impedì questo suo desiderio.

Dunque Luigi XI, il padre, per interessi politici, senza tener conto delle inclinazioni della figlia che non amava la obbligò a nove anni a sposare con atto civile il duca d’Orleans, Luigi II, che aveva undici anni.

Data l’età degli sposi ci fu bisogno della dispensa papale per celebrare il matrimonio.

L’indole di Giovanna era, comunque, chiara per cui anche dopo il matrimonio continuò a condurre una vita di preghiera e di nascondimento.

Importante e determinante nella vita di Giovanna fu l’incontro con Francesco da Paola.

Sappiamo perché Francesco si trovava in Francia.

Si era recato nella corte più prestigiosa di quei tempi, quella francese appunto, perché fu invitato dal re Luigi XI, padre di Giovanna.

Era stato chiamato in Francia perché aveva fama di taumaturgo, il re era ammalato e voleva ottenere la salute corporale.

Francesco, rifiutò più volte questo invito ma poi andò in Francia per ordine del Papa Sisto IV.

Non guarì il re nel fisico (come era desiderio del re) ma lo aiutò a morire cristianamente nel 1483.

Sappiamo che Francesco, anche dopo la morte del re rimase in Francia e non andò mai più via, morì infatti a Tours.

Giovanna quindi approfittò della sua presenza per consultarlo e per farsi dirigere spiritualmente.

Francesco ebbe molta influenza nella sua vita e le stette vicino durante tutte le circostanze.

Si narra che San Francesco la incontrò quando era ancora regina, circondata dal suo seguito di dame, in quella occasione l’avrebbe esortata a ‘vivere bene e rettamente e a osservare i precetti del Decalogo’.

( mi piace far notare che tale esortazione è la stessa con la quale si dà inizio alla Regola del Terz’Ordine dei Minimi, infatti all’inizio del primo capitolo si legge:” L’osservanza dei divini comandamenti è necessari per entrare nella vita eterna e ottenere la ricompensa futura.”)

In seguito la confortò per i travagli familiari che essa stava patendo.

Francesco ebbe tanta influenza sulla scelta di Giovanna di consacrarsi alla religione una volta recuperata- sia pure suo malgrado-la libertà (quando ciò ebbe l’annullamento del matrimonio). Giovanna subì questa decisione.

Naturalmente Francesco contestò apertamente l’operato di Luigi XII, quando, dopo l’annullamento del matrimonio con Giovanna, sposò Anna di Bretagna.

Il matrimonio fu annullato da papa Alessandro VI.

Luigi XII giurò davanti a testimoni che era stato costretto a sposarsi e che non aveva mai coabitato con Giovanna. Dichiarò anche che Giovanna era incapace di maternità. ( alcuni storici affermano tutto il contrario)

Giovanna accettò la dichiarazione di nullità del suo matrimonio da parte della commissione papale esclamando: ’Benedetto il Signore che ha permesso questa separazione per aiutarmi a servirlo meglio di quanto non abbia fatto finora. ’

Ecco la rassegnazione, l’affidamento e il vedere, sempre e comunque, la volontà del Signore in ogni circostanza.

Possiamo notare come anche nelle cose cattive riusciva a vedere l’aspetto positivo; come Giobbe, Giovanna accettava dal Signore il bene e il male.

Permettetemi, a questo punto, riguardo alla frase detta dalla Santa, un richiamo ai Promessi Sposi quando si legge questa espressione:

‘…e non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande’.( cap. VIII)

Bisogna dire che Giovanna era stata comunque sempre fedele e devota consorte perché ebbe un carattere nobile, un orrore istintivo per il peccato, un cuore compassionevole per i miseri, un animo forte che le permise di soffrire i più grandi mali senza un lamento.

Dopo l’annullamento del matrimonio si ritirò nel castello di Bourges. Fu bene accolta dalla popolazione di quel territorio che vedeva in lei una protettrice.

Fu infatti una saggia amministratrice.

Considerate le opere che svolge possiamo oggi definirla missionaria; si prendeva cura a domicilio degli ammalati, dei poveri, degli appestati.

Si dedicò alla ricostruzione delle case incendiate, provvide al riassetto dei salari dei modesti lavoratori, alla rieducazione delle giovani cadute in disgrazia (oggi diremmo delle ragazze madri, dei drogati, delle prostitute); provvide alla creazione di borse di studio per gli studenti bisognosi e alla riforma dei conventi.

Condusse sempre una vita santa.

Macerava il suo fragile corpo con cilici e vestiti di stoffa grossolana.

Non mangiava che cibi molto ordinari e, nei giorni di magro, si asteneva del tutto dalle carni, dal burro e dalle uova. ( come Francesco)

Pare che Dio le abbia concesso anche il dono dei miracoli.

Tanti malati, infatti, a contatto delle sue mani, recuperarono la salute corporale; spesso, durante le orazioni fu favorita da estasi.

Pensò, poi, di istituire l’ordine dell’Annunziata e chiese il parere a san Francesco.

San Francesco ne approvò il disegno e così la contessa lo sottopose anche all’approvazione del suo confessore, il francescano Gilberto Nicolas.

Questi le suggerì di fondare un monastero di clarisse. La santa rispose che: ’ Se è volontà (espressione usata da san Francesco) di Gesù Cristo e della vergine Maria, essi mi assisteranno in tutte le opposizioni e le difficoltà che nell’opera incontrerò’.

Dopo due anni si ammalò.

Capì che bisognava ricercare la causa di questa malattia nell’opposizione del confessore alla fondazione dell’Ordine. Glielo disse apertamente e così finalmente le fu permesso di seguire l’ispirazione.

Recuperò a poco a poco la salute.

Sorse così l’0rdine dell’Annunziata e padre Gilberto fu il primo superiore, con il compito di fare ricerca di buone vocazioni.

All’inizio le giovani annunziatine erano dieci.

Giovanna non volle essere chiamata superiora ma ancella.

Scrisse la Regola per indicare alle sue figlie il modo di imitare la Beata Vergine Maria.

Tale Regola fu approvata nel 1501 da papa Alessandro VI.

Fu poi costruito un monastero a Bourges proprio adiacente al suo palazzo.

Per dare buon esempio alle sue figlie ella stessa pronunciò i voti il giorno di pentecoste del 1503, assumendo il nome di Suor Gabriella Maria.

Non ebbe tempo di costruire altri monasteri perché le tante penitenze, i digiuni, il mal di cuore le avevano diminuito le forze.

Non venne mai meno durante la sua vita il suo amore per Gesù Sacramentato; alle sue figlie spirituali parlò molto e sempre della necessità dell’imitazione di Gesù e di Maria.

Santa Giovanna morì il cinque febbraio 1505 e in quel momento una straordinaria   luce apparve nella sua camera per circa un’ora e mezza.

Nello stesso tempo numerosi testimoni affermarono di aver visto sospesa sul monastero una specie di nuvola molto chiara. Questo fenomeno mi fa pensare alla luce che si vide sulla casa quando nacque San Francesco e alla luce che si vide a Paola quando Francesco morì a Tours.

Al contrario, mentre spirava, una sinistra cometa, trascinava la sua coda fiammeggiante sul palazzo di Luigi XII (suo ex marito).

Questi preso da rimorsi scrisse una lettera agli abitanti di Bourges     per invitarli a preparare splendidi funerali per onorare la sua nobile vittima.

Dopo la morte il corpo della Santa fu trovato cinto da una catena di ferro che le aveva provocato diverse piaghe, era rivestito di un ruvido cilicio e dalla parte del cuore c’erano cinque chiodi d’argento. Ecco come si sacrificava e come faceva penitenze corporali.

Il re pentito volle che in testa il feretro  avesse la corona regale.

Giovanna rimase esposta per dodici giorni nella cappella ardente.

Fu poi sepolta sotto il coro della chiesa delle religiose dell’Annunziata. Vi restò per 56 anni senza corruzione.

Nel 1562 gli ugonotti ne profanarono il sepolcro, ne bruciarono il corpo (altra affinità con Francesco) e ne dispersero le ceneri al vento.

Franca Avolio

Bibliografia

Da ricerche su documenti di internet e da uno scritto di Padre Domenico Crupi

 

 

 

 

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