L’attualità del messaggio di San Francesco di Paola e gli ammalati nella società dello scarto!

L’attualità del messaggio di San Francesco di Paola e gli ammalati nella società dello scarto!

di P. Francesco Di Turi, correttore di Corigliano Calabro

 

Sappiamo la particolare attenzione, che S. Francesco, sulla scia di Gesù, ha avuto verso gli ammalati. Quante guarigioni e parole di conforto! Recandosi in Francia, si fermò a Frejus per curare gli appestati, mentre il sovrano Luigi XVI aspettava con impazienza il suo arrivo. Ha preferito gli appestati al grande sovrano. Oggi, San Francesco sta in mezzo a noi per dirci la Parola illuminante del Vangelo. Una parola che contrasta con la mentalità corrente, secondo la quale solo chi produce, chi è sano, vale. Chi non produce, chi è malato, è un peso, una merce di scarto. Una parola che contrasta con la mentalità corrente, che ha fatto del piacere il criterio del bene. Nell’antica Grecia c’era una scuola di pensiero, che affermava che, se lo scopo della vita è godere, chi soffre non ha motivo di vivere, per cui un esponente di questa scuola, un certo Egesia persuadeva molti a togliersi la vita. Anche oggi quanti persuasori di morte ci sono! Stai soffrendo, hai un brutto male, lasciati morire, falla finita. San Francesco ci porta la parola illuminante del Vangelo: l’uomo vale, non perché è sufficiente, sano, ricco, dotto, giovane, ma vale per se stesso, vale perché è amato da Dio. Gesù agli Apostoli: “Non rallegratevi per quello che avete fatto, ma perché i vostri nomi sono scritti nei Cieli, cioè amati da Dio. È l’amore di Dio che ci rende amabili, anzi, più uno è debole e bisognoso, tanto più è amato. Questo perché Dio ci vede e ci ama in Cristo, suo figlio diletto. Oggi, c’è tanta sofferenza inflazionata, senza valore. Sul Calvario, due persone con la stessa sofferenza, una ha affidato le sue sofferenze a Cristo e si è salvata, l’altra si è disperata. La sofferenza è un Ministero, un servizio. La Chiesa è ministeriale, tutti a servizio di tutti. San Paolo: “Completa nella mia carne quello che manca alla sofferenza di Cristo, per il bene della Chiesa”. Nella Chiesa, perciò, c’è chi predica, chi lavora, chi soffre. Gli ammalati non sono inutili, ma sono come le radici di un albero, le quali non si vedono, però sono il sostegno dell’albero. San Francesco ha definito la malattia “una visita del Signore”. Chi è visitato dal Signore goda e gioisca di questo tempo per fare penitenza. Gesù ha istituito un Sacramento per i malati. Tutti i Sacramenti ci donano lo Spirito Santo: lo spirito di figlio nel Battesimo, di fortezza nella Cresima, lo spirito d’amore nell’Eucarestia, lo spirito di consolazione nell’Unzione degli ammalati. San Francesco è vissuto novantuno anni e ha conosciuto la vecchiaia, ha sperimentato gli acciacchi, i limiti della vecchiaia, con serenità, grazie alla fede in Cristo e ci suggerisce la ricetta per vivere in serenità. Abitualmente, noi abbiamo una concezione della vita come una parabola, la quale arriva al massimo e poi decresce. Questo vale per la vita fisica, mentre la vita spirituale è paragonabile ad un vettore, come dice l’Apostolo: “Se l’uomo mortale si disfa e deperisce, l’uomo interiore si raffina sempre più”.

 

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